Fantozzi non c’entra: è il Tavistock

LA “SINDROME DI FANTOZZI” per nascondere il progetto Tavistock.

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Il Tavistock ha creato un PARADIGMA SOCIALE con valori, credenze e una sottocultura che in 50 anni è riuscita a invertire e sovvertire il sistema Italia degli anni 60. L’Italia cominciava ad entrare nel pieno della crescita economica. Cento anni dopo l’Unità, due guerre mondiali e la cronica miseria atavica, di un paese economicamente arretrato e poco industrializzato, ecco esplodere finalmente il tanto agognato benessere. La mitica Cinquecento, la Vespa e la Lambretta, motorizzano gli Italiani, e gli danno la possibilità di muoversi in libertà. Il desiderio di cambiare e di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali fa si che le campagne comincino a svuotarsi. I contadini hanno voglia di trasformarsi in cittadini, di andare a lavorare in fabbrica, e di trasformarsi da miseri contadini in emancipati proletari. L’emigrazione dalle campagne diseredate del Sud verso le città industriali del Nord contribuirà ad ingrossare le file dei proletari. Comincia di fatto a definirsi in maniera distinta la classe operaia in Italia, una classe che comincerà a porre temi importanti nell’agenda politica del paese; che darà vita ad una grande stagione di lotte sindacali. Un’Italia in pieno cambiamento, dunque. Una trasformazione socio economica e culturale veloce, dirompente, incalzante ma che conservava importanti valori. L’ intelletto e la cultura andavano a braccetto grazie alla radice storico-culturale che tutto il mondo ci ha sempre invidiato e tuttora ci invidia. Ma l’inversione del PARADIGMA SOCIALE non è stato causato dalle trasformazioni nella vita e nel costume dei cittadini. Nelle case si vedono i primi televisori ed i primi frigoriferi, iniziano a fare la loro comparsa anche le lavatrici. Cominciano le vacanze di massa. Quando le grandi fabbriche del Nord chiudono per ferie, la costiera romagnola apre la sua stagione facendo da padrona assoluta delle estati dei lavoratori e delle loro famiglie. Insomma, la modernità condita di consumismo, tanto invidiata alle famiglie dei telefilm americani, comincia a diventare la quotidianità anche per le nostre famiglie. Ma tutto ciò non ha niente a che vedere con l’inversione di PARADIGMA creato dal modello Tavistock. Vivere e divertirsi, era la parola d’ordine. C’è il boom in quegli anni: quello economico e quello demografico. La seconda guerra mondiale ed i suoi fardelli pieni di orrore è ormai definitivamente alle spalle, malgrado aleggi su tutto il pianeta quello della “Guerra Fredda”. Erano gli anni sessanta, i mitici anni sessanta. Tutto era splendido, bello. La vita stessa era bella da vivere in quegli anni. La spensieratezza dominava. Le famiglie cominciavano a comperare casa con i mutui, i figli studiavano. Insomma, il benessere si manifestava come una estate senza fine ed i giovani avevano il futuro pienamente dalla loro parte. Ma tutto questo non è l’inversione di PARADIGMA del modello Tavistock. Ma allora, dove possiamo trovare l’intervento del modello Tavistock nella nostra società ? Semplice, principalmente negli ambienti di lavoro pubblici e privati che sono anche la rappresentazione del potere: magistratura, sanità, scuola, università, amministrazioni, enti locali, fondazioni e associazioni, enti politici, istituzioni politiche ecc ecc; in questi svariati e complessi mondi il modello Tavistock agisce e oggi ha piantato le sue radici. Contrariamente a quanto pensano alcuni studiosi delle organizzazioni e psicologi del lavoro, la vittima di molestie morali o pesanti vessazioni sul lavoro non è necessariamente una persona di carattere debole o un perdente nato. Anzi, negli ambienti di lavoro piatti (in Italia c’è ne sono molti), dove c’è una sorta di complicità fra mediocri finalizzata a non creare competizione, il più delle volte a essere colpito è il lavoratore più brillante, capace e creativo, quello che si mette in luce; spesso colpevole di aver rotto una precedente dinamica di clan molto chiusa. L’esperienza in Italia dimostra che nella maggior parte dei casi, comunque, il bersaglio è un lavoratore con un forte investimento psicologico sul suo lavoro, che ama la sua professione e proprio per questo vive con maggior dolore una condizione di emarginazione. E’ quindi un grave errore credere che la vittima sia per natura un sottomesso. Ecco perché i giornali che hanno definito il mobbing <> hanno lanciato un messaggio sbagliato: il personaggio creato da Paolo Villaggio infatti è una nullità, un perdente dichiarato, mentre le vittime di psico-terrore in ufficio nella realtà sono (anche e soprattutto) persone validissime. Inoltre nei film di Fantozzi si rappresenta sì una situazione di servilismo diffuso, ma non c’è una vittima designata, né la volontà di annientare un singolo dipendente o professionista: anzi, tutti gli impiegati subiscono più o meno le stesse angherie e Fantozzi è solo il loro emblema. La violenza morale insomma è una situazione di persecuzione e di solitudine ancor più grave di quella che si vive nell’immaginario ufficio di Fantozzi. E’ vero tuttavia che con i suoi film grotteschi Villaggio ha caricaturato le patologie e i meccanismi perversi di un’ambiente di lavoro che, lontano dalla fiction, rappresenta un humus ideale in cui possono nascere vere situazioni di persecuzione. Tutto questo si chiama Tavistock, un modello che non prevede solo la violenza morale e la eventuale distruzione economica – sociale accompagnata dall’isolamento di una vittima, ma in certi casi anche la violenza fisica. Scomodo da dire e difficile da accettare ma il modello Tavistock prevede anche azioni di forza e azioni violente per fermare designate vittime brillanti per loro intelletto e capacità . Era il 24 novembre del 2008 quando il magistrato Paolo Ferraro denunciò episodi avvenuti tra l’8 ed il 18 novembre nell’appartamento situato nella città militare della Cecchignola dove conviveva da maggio dello stesso anno con una signora. Per mezzo di registrazioni audio condotte privatamente dallo stesso Paolo Ferraro (allertato da esplicita richiesta di aiuto da parte del figlio minore della signora) si evince che quando egli non era presente nell’abitazione della Cecchignola entrava in azione un gruppo composto da sottoufficiali militari abitanti nel palazzo e nel quartiere, con lo svolgimento di attività anomale coinvolgenti donne, bambini e la particolare presenza di bambini ROM. La procura ottenne la archiviazione della denuncia esattamente tre mesi dopo mentre nel frattempo il dott. Ferraro veniva circondato dalla cordata dei magistrati avversi e nemici (la quinta colonna tavistockiana) che con varie pressioni più o meno violente lo invitavano a non approfondire la vicenda scoperta. Il 23 maggio del 2009, sette mesi dopo la denuncia depositata e archiviata dalla Procura di Roma, il magistrato Paolo Ferraro subisce un sequestro di persona da una squadra composta da una psichiatra, un’agente di polizia municipale e un’autista di ambulanza con tanto di infermiera. Media e complottavistockiani parlano di un TSO ingiusto a causa dei gravi fatti denunciati dal magistrato che dal 2011 verranno resi pubblici dallo stesso con ulteriori particolari sconosciuti al pubblico. Dal sequestro di persona si passa ad un tentativo di eliminazione fisica del magistrato. Infatti, ad una persona mentalmente e fisicamente sana come il dott. Paolo Ferraro viene decisa la somministrazione di un antipsicotico dal nome “Risperdal”, un neurolettico molto forte. La psichiatria deviata o la quinta colonna tavistockiana sà benissimo che il risperdarolo somministrato ad una persona sana può danneggiare la complessa rete di fibre nervose che regolano il controllo motorio, provocando una rigidità muscolare, spasmi e un’ impoverimento dei globuli bianchi. La psichiatria deviata o quinta colonna è consapevolissima che il risperdarolo somministrato ad una persona sana può creare una perdita di coscienza causata dalla riduzione di flusso sanguigno al cervello oltre che all’infiammazione cardiaca e del pancreas che potenzialmente potrebbe essere letale. Ma in quel momento la parola d’ordine che la quinta colonna sotterranea faceva passare all’interno della magistratura e negli ambienti sanitari era “bisogna eliminare il magistrato Paolo Ferraro”, diventato troppo scomodo. Ma è utile ricordare che, finito l’effetto risperdal (circa 9 mesi), la procedura Tavistock si inserisce ancora una volta nelle attività di pressione, minaccia diretta ed indiretta ed altre realizzate (taglio delle gomme del camper) proprio a partire dal momento in cui il dott. Ferraro riprende in mano vecchie e nuove prove che gli serviranno a capire ancora più a fondo ciò che gli era successo negli ultimi vent’anni della sua onorata carriera. La Quinta Colonna all’interno della Procura di Roma attenzionava il pm Ferraro già dal 1991 perché era il magistrato più brillante, capace e creativo (ha ideato un programma per la gestione integralmente automatizzata delle attività procedimentali denominato “ATZ” che consentiva di gestire agevolmente circa 12.000 procedimenti penali l’anno), quello che si mette in luce in un’ambiente di lavoro piatto e con l’ altissima probabilità di aver rotto dinamiche di clan molto chiuse, tipiche della quinta colonna sotterranea.

VALUTAZIONI E PARERI PER LA NOMINA A MAGISTRATO DI CASSAZIONE

. Ciò che è stato fatto al PM Paolo Ferraro è la sintesi di ciò che è il progetto Tavistock. Iniziare a studiare attentamente la vicenda del PM Paolo Ferraro significa avere in mano la prova che il progetto Tavistock esiste ed è attivo sul nostro territorio. Poi ci sono tutte quelle strani morti d’infarto di molti magistrati sicuramente non cardiopatici. Il 10 gennaio 2012 muore di infarto Pietro Saviotti, procuratore aggiunto a Roma. Era a capo del pool anti-terrorismo. Un infarto stronca Pio Avecone, procuratore aggiunto presso la Procura di Napoli. ”Il 25 luglio 2012 un camion si scontra frontalmente con una Land Cruiser che si dirige verso Otijwarongo in Namibia. I tre occupanti dell’auto muoiono sul colpo, tra loro c’e’ il giudice Michele Barillaro. Qualche settimana prima, il 9 luglio, il ministero dell’Interno aveva tolto la scorta a Barillaro, gip presso il tribunale di Firenze. In seguito, il 16 luglio, Barillaro aveva ricevuto delle minacce contenute in una lettera recapitata all’Adnkronos. Il giudice Barillaro’, si occupo’ tra l’altro del processo Borsellino ter. Il giorno successivo (26 Luglio 2012) moriva Loris D’Ambrosio di infarto fulminante senza che ne fosse disposta l’autopsia. Spariva cosi’ il custode delle suppliche di Mancino, imputato al processo di Palermo per i collegamenti mafia-Stato. Ed infine il 13 ottobre del 2012 il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna muore a 61 anni per attacco cardiaco. Caperna era il responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione ed in questa veste coordinava le indagini relative a fatti su corruzione, peculato ed altri. Era titolare dei casi Fiorito e Maruccio. Caperna si è anche occupato dal caso Lusi, della vicenda della casa dell’ex ministro Scajola, dell’appalto nell’ambito dell’inchieste sul G8 della scuola Marescialli di Firenze, dell’indagine Parentopoli romana, del filone romano dell’inchiesta Parmalat, della presunta compravendita di senatori e probabilmente era scomodo perché conosceva bene l’indagine Fiori nel Fango 2. E poi c’è l’Italia dei capi cattivi e dei cattivi colleghi che sparsi in tutta la nostra penisola riescono a distruggere o al primo impiego o dopo trent’anni di onorata carriera quelle menti brillanti ed eccellenti attraverso violenze verbali e morali, attraverso attacchi alla vita privata e vessazioni in genere. Il lavoro per le vittime accerchiate diventa un incubo e le vessazioni da parte di cattivi capi e cattivi colleghi una regola. Cattivi capi e cattivi colleghi che per aver abbracciato il progetto in tutta la sua essenza riescono a fare carriere d’oro (con stipendi d’oro) e veloci ma non per meriti o capacità ma per la destrezza di come utilizzano il modello. Il modello prevede che l’aggressione può iniziare con una serie di episodi che sembrano casuali e scollegati. Poi però l’attacco si fa sempre più chiaro anche per le vittime designate, poiché dotate di grande intuito, intelletto e di conseguenza di una marcata sensibilità. E l’Italia, che è un laboratorio del Tavistock Institute, continua a mietere vittime tra eccelsi magistrati, validi ed esperti medici e grandi cervelli che fuggono tentando fortuna e successo all’estero; mentre la quinta colonna (non più) sotterranea marcia in compagnia dei complottavistockiani verso la conquista di un totalitarismo soft in cui la gente narcotizzata gode della propria schiavitù come affermava Huxley nella sua profezia.

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