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APPELLO CASO FERRARO

LEGALITA’, MAGISTRATURA E CENTRI DI POTERE DEVIATI
L’Italia da troppo tempo è diventato un paese dove fratelli col cappuccio si incontrano in una atmosfera di segretezza, costellata di simboli arcani che servono a dissimulare le loro vere intenzioni, quelle di “conquistare” posizioni strategiche nello Stato per potere comandare fuori da ogni controllo costituzionale. Cappuccio e toghe, giustizia e massoneria deviata, elite deviate civili e militari e funzionari pubblici nel cuore dello Stato, un connubio crescente e grave che concorre ad una scalata dei gangli dello Stato illegale e criminale. Il nostro appello è rivolto prima di tutto a quella parte della magistratura e a quella parte del Consiglio Superiore della Magistratura che con sono colluse con tali realtà. Nel lontano 1982/83 (all’epoca avevo solo 10 anni) un pronunciamento del Consiglio Superiore della Magistratura pose fine all’operato di una “cupola” che operava nel mondo della Giustizia attraverso Gladio e la P2. In quel periodo il Csm dovette occuparsi di magistrati risultati affiliati alla P2 (ben 82 toghe). La espulsione di taluni dalla magistratura avvenne e le gravi sanzioni furono tutte comminate però in aderenza all’art.18 della Costituzione che vietava le associazioni segrete. In seguito con la legge Spadolini-Anselmi sulla Loggia P2, fu resa difficile l’interpretazione e l’applicazione di una norma a fronte dell’appartenenza a logge “regolari” e non deviate come la P2 ( aggirati canoni essenziali che sono ricavabili dal dettato costituzionale e dal solo giuramento di fedeltà alla Costituzione . Sino a quel momento aveva retto, il principio di opportunità, dettato dal Csm, di non aderire a “fratellanze” di alcun genere ai fini di fugare i sospetti che “della giurisdizione venga fatto un uso non imparziale”. Le deroghe e le controversie furono parecchie fino ad arrivare all’ex Presidente Cossiga che giunse a minacciare lo scioglimento del Csm che si opponeva alla promozione di Angelo Vella “giudice incappuciato” che risultava affiliato alla loggia Zamboni – De Rolandis di Bologna, una loggia all’obbedienza di Palazzo Giustiniani. Alla tesi di Cossiga di voler garantire la libertà di associazione si contrappose l’unica voce politica contraria che era quella di Norberto Bobbio che sosteneva la visibilità dei poteri, la trasparenza e l’indipendenza della magistratura. E poi che dire della lettera scritta da un “famoso detenuto” al Giudice Falcone Giovanni il quale indicava Roma e più esattamente nella zona di Corso Trieste il centro di un potere che usa ogni mezzo per assoggettare le persone e tenerle vincolate alla criminalità da un punto all’altro dell’Italia ma anche da un continente all’altro ( IL VOLO DEL FALCO di Gabriella Pasquali Carlizzi).
E infine c’è quella PSICHIATRIA che utilizza due maschere, una è la maschera dell’Esoterismo e della Magia che vuole far credere che quando si commissiona un delitto, dopo aver concordato le fasi dell’azione, c’è sempre chi affida tutto al mago, i cui poteri garantiscono la precisione e l’incastro di tutti quei momenti che determinano la riuscita della cosa. La seconda maschera invece è quella da PSICHIATRIA deviata che spaccia i nostri problemi esistenziali per malattie di cui non ha mai dimostrato l’esistenza, la psichiatria che considera malato chi soffre e non questa società che ci fa soffrire, che considera malato chi non sopporta la disciplina militare, chi non sopporta le imposizioni. La psichiatria deviata vuole nascondere il fatto che se c’è qualcosa che non va è nella società, è nell’esercito, e non nella persona che soffre. Tutto questo nasce da un progetto chiaro e ben definito nei suoi protocolli e nelle sue linee guida. Lo psichiatra G. Brock Chisholm, già neglia anni 50, sostenitore del piano generale di J.R. Rees del 1940 (ricordate la Quinta Colonna sotterranea creata dal Tavistock Institute), portò avanti uno degli scopi principali della psichiatria: la “reinterpretazione ed infine lo sradicamento del concetto di giusto e sbagliato”. Chisholm affermò che per prevenire una guerra era necessario che gli psichiatri eliminassero la “moralitá”. Nel portare avanti questa missione la psichiatria ha creato un’escalation di violenza, crimine ed una società che abusa di psicofarmaci. Oggi è troppo comodo dire che chi non si adegua è malato, che chi non obbedisce, chi vuole essere libero è pazzo, depresso, nevrotico. E così chi riesce a non farsi fare il lavaggio del cervello da un’istituzione totalitaria quale è l’esercito, chi conserva ancora la sua volontà, chi è più sensibile e di conseguenza rifiuta di sottostare, chi si sente a disagio, deve comunque essere sottomesso, e viene sottomesso con quel sottile strumento di tortura che sono gli psicofarmaci (vere e proprie droghe i cui effetti devastanti sul cervello sono stati documentati da seri studi scientifici) e altre terapie psichiatriche. Bisogna evitare che la magistratura, lo stato e le istituzioni tutte non prendano l’esempio di una gestione e di una politica totalitaria che all’interno dell’esercito ha il suo motivo di essere ma con i suoi dovuti limiti e nel rispetto della comunque della persona.
Noi abbiamo visto nel coraggio del magistrato Paolo Ferraro l’uomo giusto, colui che può aiutarci ad uscire dalla morsa in cui stiamo vivendo. Il mio appello è un invito a tutti quei magistrati delle procure italiane e del Csm ad affiancarsi all’uomo coraggioso e poi magistrato Paolo Ferraro che ha denunciato la nuova SUPERGLADIO all’interno della Procura di Roma con nomi cognomi e foto. Molti cittadini sperano in un pronunciamento da parte del Csm che ponga fine all’operato di questa organizzazione criminale sotterranea che opera ancora oggi all’interno della Procura di Roma e non solo. Oggi ci si lamenta della lentezza dei processi ma non ci si scandalizza della velocità con cui si archiviano le richieste di indagine o di giudizio quando queste riguardano gli esponenti dello Stato, della Magistratura, dell’Ordine Pubblico, come non ci si lamenta della velocità dei processi inutili oltreché dannosi nei confronti di coloro che si intendono intimidire perché scomodi o non conformi a certe logiche perverse e criminali. Capire, affiancare e sostenere l’uomo e magistrato Paolo Ferraro significa procedere a riequilibrare il problema Giustizia liberando dal suo interno quella SUPERGLADIO che procede nella sua avanzata continuando a chiudere nei cassetti le vergogne di questo paese che lievitando arriveranno a destabilizzare definitivamente i principi cardine della democrazia.
Per evitare che questa situazione alimenti da parte dei cittadini la sfiducia finale nei confronti della giustizia stessa e di conseguenza l’irresponsabilità verso il rispetto delle leggi, violate, prima ancora che dall’uomo della strada proprio da coloro che ne sono gli estensori e i custodi e per bloccare la scalata ai gangli dello Stato date subito voce e spazio al pm Paolo Ferraro. Il Magistrato Paolo Ferraro rientri in magistratura .

CDD+FLAG

>LEGALITA’, MAGISTRATURA E CENTRI DI POTERE DEVIATI
L’Italia da troppo tempo è diventato un paese dove fratelli col cappuccio si incontrano in una atmosfera di segretezza, costellata di simboli arcani che servono a dissimulare le loro vere intenzioni, quelle di “conquistare” posizioni strategiche nello Stato per potere comandare fuori da ogni controllo costituzionale. Cappuccio e toghe, giustizia e massoneria deviata, elite deviate civili e militari e funzionari pubblici nel cuore dello Stato, un connubio crescente e grave che concorre ad una scalata dei gangli dello Stato illegale e criminale. Il nostro appello è rivolto prima di tutto a quella parte della magistratura e a quella parte del Consiglio Superiore della Magistratura che con sono colluse con tali realtà. Nel lontano 1982/83 (all’epoca avevo solo 10 anni) un pronunciamento del Consiglio Superiore della Magistratura pose fine all’operato di una “cupola” che operava nel mondo della Giustizia attraverso Gladio e la P2. In quel periodo il Csm dovette occuparsi di magistrati risultati affiliati alla P2 (ben 82 toghe). La espulsione di taluni dalla magistratura avvenne e le gravi sanzioni furono tutte comminate però in aderenza all’art.18 della Costituzione che vietava le associazioni segrete. In seguito con la legge Spadolini-Anselmi sulla Loggia P2, fu resa difficile l’interpretazione e l’applicazione di una norma a fronte dell’appartenenza a logge “regolari” e non deviate come la P2 ( aggirati canoni essenziali che sono ricavabili dal dettato costituzionale e dal solo giuramento di fedeltà alla Costituzione . Sino a quel momento aveva retto, il principio di opportunità, dettato dal Csm, di non aderire a “fratellanze” di alcun genere ai fini di fugare i sospetti che “della giurisdizione venga fatto un uso non imparziale”. Le deroghe e le controversie furono parecchie fino ad arrivare all’ex Presidente Cossiga che giunse a minacciare lo scioglimento del Csm che si opponeva alla promozione di Angelo Vella “giudice incappuciato” che risultava affiliato alla loggia Zamboni – De Rolandis di Bologna, una loggia all’obbedienza di Palazzo Giustiniani. Alla tesi di Cossiga di voler garantire la libertà di associazione si contrappose l’unica voce politica contraria che era quella di Norberto Bobbio che sosteneva la visibilità dei poteri, la trasparenza e l’indipendenza della magistratura. E poi che dire della lettera scritta da un “famoso detenuto” al Giudice Falcone Giovanni il quale indicava Roma e più esattamente nella zona di Corso Trieste il centro di un potere che usa ogni mezzo per assoggettare le persone e tenerle vincolate alla criminalità da un punto all’altro dell’Italia ma anche da un continente all’altro ( IL VOLO DEL FALCO di Gabriella Pasquali Carlizzi).
E infine c’è quella PSICHIATRIA che utilizza due maschere, una è la maschera dell’Esoterismo e della Magia che vuole far credere che quando si commissiona un delitto, dopo aver concordato le fasi dell’azione, c’è sempre chi affida tutto al mago, i cui poteri garantiscono la precisione e l’incastro di tutti quei momenti che determinano la riuscita della cosa. La seconda maschera invece è quella da PSICHIATRIA deviata che spaccia i nostri problemi esistenziali per malattie di cui non ha mai dimostrato l’esistenza, la psichiatria che considera malato chi soffre e non questa società che ci fa soffrire, che considera malato chi non sopporta la disciplina militare, chi non sopporta le imposizioni. La psichiatria deviata vuole nascondere il fatto che se c’è qualcosa che non va è nella società, è nell’esercito, e non nella persona che soffre. Tutto questo nasce da un progetto chiaro e ben definito nei suoi protocolli e nelle sue linee guida. Lo psichiatra G. Brock Chisholm, già neglia anni 50, sostenitore del piano generale di J.R. Rees del 1940 (ricordate la Quinta Colonna sotterranea creata dal Tavistock Institute), portò avanti uno degli scopi principali della psichiatria: la “reinterpretazione ed infine lo sradicamento del concetto di giusto e sbagliato”. Chisholm affermò che per prevenire una guerra era necessario che gli psichiatri eliminassero la “moralitá”. Nel portare avanti questa missione la psichiatria ha creato un’escalation di violenza, crimine ed una società che abusa di psicofarmaci. Oggi è troppo comodo dire che chi non si adegua è malato, che chi non obbedisce, chi vuole essere libero è pazzo, depresso, nevrotico. E così chi riesce a non farsi fare il lavaggio del cervello da un’istituzione totalitaria quale è l’esercito, chi conserva ancora la sua volontà, chi è più sensibile e di conseguenza rifiuta di sottostare, chi si sente a disagio, deve comunque essere sottomesso, e viene sottomesso con quel sottile strumento di tortura che sono gli psicofarmaci (vere e proprie droghe i cui effetti devastanti sul cervello sono stati documentati da seri studi scientifici) e altre terapie psichiatriche. Bisogna evitare che la magistratura, lo stato e le istituzioni tutte non prendano l’esempio di una gestione e di una politica totalitaria che all’interno dell’esercito ha il suo motivo di essere ma con i suoi dovuti limiti e nel rispetto della comunque della persona.
Noi abbiamo visto nel coraggio del magistrato Paolo Ferraro l’uomo giusto, colui che può aiutarci ad uscire dalla morsa in cui stiamo vivendo. Il mio appello è un invito a tutti quei magistrati delle procure italiane e del Csm ad affiancarsi all’uomo coraggioso e poi magistrato Paolo Ferraro che ha denunciato la nuova SUPERGLADIO all’interno della Procura di Roma con nomi cognomi e foto. Molti cittadini sperano in un pronunciamento da parte del Csm che ponga fine all’operato di questa organizzazione criminale sotterranea che opera ancora oggi all’interno della Procura di Roma e non solo. Oggi ci si lamenta della lentezza dei processi ma non ci si scandalizza della velocità con cui si archiviano le richieste di indagine o di giudizio quando queste riguardano gli esponenti dello Stato, della Magistratura, dell’Ordine Pubblico, come non ci si lamenta della velocità dei processi inutili oltreché dannosi nei confronti di coloro che si intendono intimidire perché scomodi o non conformi a certe logiche perverse e criminali. Capire, affiancare e sostenere l’uomo e magistrato Paolo Ferraro significa procedere a riequilibrare il problema Giustizia liberando dal suo interno quella SUPERGLADIO che procede nella sua avanzata continuando a chiudere nei cassetti le vergogne di questo paese che lievitando arriveranno a destabilizzare definitivamente i principi cardine della democrazia.
Per evitare che questa situazione alimenti da parte dei cittadini la sfiducia finale nei confronti della giustizia stessa e di conseguenza l’irresponsabilità verso il rispetto delle leggi, violate, prima ancora che dall’uomo della strada proprio da coloro che ne sono gli estensori e i custodi e per bloccare la scalata ai gangli dello Stato date subito voce e spazio al pm Paolo Ferraro. Il Magistrato Paolo Ferraro rientri in magistratura .

A FIANCO DI PAOLO FERRARO: “UN DOVERE CIVILE NELL’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’”

La psichiatria deviata denunciata dal magistrato Paolo Ferraro non è solo fonte di corruzione ma diventa un’arma letale nel momento in cui tenta di demonizzare e dichiarare malato chiunque si discosti dalla norma comunemente accattata. Basta leggere il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali per trovare il DOP (DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO) in cui chiunque non si uniformi a quanto giudicato normale dalla classe dominante, viene etichettato malato mentale. Secondo il Manuale Diagnostico di Psichiatria il DOP diventa la condizione per cui una persona potrebbe rifiutare di conformarsi utilizzando un modello continuativo di comportamento disobbediente, ostile e provocatorio. Tutti noi sappiamo che non tutte le forme di disobbedienza e provocazione sono sbagliate: dipende dal tipo di autorità contro cui ci si ribella e dal motivo della ribellione. IL DOP diventa un pericolo ancora maggiore se viene collegato all’uso di queste diagnosi soggettive con un’alta probabilità che vadano ad intaccare la libertà di parola e il diritto al dissenso politico. Il Prof. Richard J Bonnie, Ordinario di Diritto e Direttore della Facoltà di Legge dell’Università della Virginia, ebbe a dire: “L’incarcerazione psichiatrica di persone sane è uniformemente percepita come una forma di repressione particolarmente pericolosa, perché usa i potenti mezzi della medicina come strumenti di punizione, e reca un profondo attacco ai diritti umani usando inganno e frode”. L’articolo, pubblicato dal Journal of American Academy of Psychiatry and Law, faceva riferimento a Unione Sovietica e Cina, ma si adatta perfettamente a quello che la professione psichiatrica sta diventando oggi nel nostro occidente democratico. Il DOP è un’altra invenzione di quella psichiatria deviata che vede nella psichiatria un mezzo di repressione e punizione. Molte delle diagnosi (ma non tutte) del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) sono completamente prive di criterio scientifico e si basano su opinioni. Non scordiamoci che il Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività (ADHD) che oggi viene utilizzato sui bambini con eccessiva facilità fu un disturbo creato dal Dr. Leon Eisenberg il quale dichiarò sul letto di morte: “l’ADHD trattasi di un disturbo finto”. Il rischio futuro per il nostro paese è che chiunque potrà essere etichettato come malato mentale ed essere soggetto a “trattamenti” pericolosi e potenzialmente letali solo perché non uniforme all’elite di potere. Quell’elite di potere denunciata dal magistrato Paolo Ferraro e che oggi condiziona la vita politica del nostro paese deve assolutamente essere isolata e annientata a partire dallo strumento arma della psichiatria di apparato; Ma per capire tuttto occorre ricostruire e rileggere decine di anni di serpeggiante organizzazione di un potere diffuso , e di controllo sotterraneo delle vecchie elite politiche burocratico e produttive : e per far questo leggere il lavoro di tre anni posto in essere da Paolo Ferrao, dal CDD, dai vari intellettuali non pavidi che hanno accetttao la sfida del conoscere per la verità e per la libertà. Per questo motivo unirsi al magistrato Paolo Ferraro per fare sì che rientri in magistratura diventa un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre anche nell’interesse della collettività.

Tafanus  E Grillo disse ai suoi  dobbiamo guardare a destra

Fantozzi non c’entra: è il Tavistock

LA “SINDROME DI FANTOZZI” per nascondere il progetto Tavistock.

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Il Tavistock ha creato un PARADIGMA SOCIALE con valori, credenze e una sottocultura che in 50 anni è riuscita a invertire e sovvertire il sistema Italia degli anni 60. L’Italia cominciava ad entrare nel pieno della crescita economica. Cento anni dopo l’Unità, due guerre mondiali e la cronica miseria atavica, di un paese economicamente arretrato e poco industrializzato, ecco esplodere finalmente il tanto agognato benessere. La mitica Cinquecento, la Vespa e la Lambretta, motorizzano gli Italiani, e gli danno la possibilità di muoversi in libertà. Il desiderio di cambiare e di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali fa si che le campagne comincino a svuotarsi. I contadini hanno voglia di trasformarsi in cittadini, di andare a lavorare in fabbrica, e di trasformarsi da miseri contadini in emancipati proletari. L’emigrazione dalle campagne diseredate del Sud verso le città industriali del Nord contribuirà ad ingrossare le file dei proletari. Comincia di fatto a definirsi in maniera distinta la classe operaia in Italia, una classe che comincerà a porre temi importanti nell’agenda politica del paese; che darà vita ad una grande stagione di lotte sindacali. Un’Italia in pieno cambiamento, dunque. Una trasformazione socio economica e culturale veloce, dirompente, incalzante ma che conservava importanti valori. L’ intelletto e la cultura andavano a braccetto grazie alla radice storico-culturale che tutto il mondo ci ha sempre invidiato e tuttora ci invidia. Ma l’inversione del PARADIGMA SOCIALE non è stato causato dalle trasformazioni nella vita e nel costume dei cittadini. Nelle case si vedono i primi televisori ed i primi frigoriferi, iniziano a fare la loro comparsa anche le lavatrici. Cominciano le vacanze di massa. Quando le grandi fabbriche del Nord chiudono per ferie, la costiera romagnola apre la sua stagione facendo da padrona assoluta delle estati dei lavoratori e delle loro famiglie. Insomma, la modernità condita di consumismo, tanto invidiata alle famiglie dei telefilm americani, comincia a diventare la quotidianità anche per le nostre famiglie. Ma tutto ciò non ha niente a che vedere con l’inversione di PARADIGMA creato dal modello Tavistock. Vivere e divertirsi, era la parola d’ordine. C’è il boom in quegli anni: quello economico e quello demografico. La seconda guerra mondiale ed i suoi fardelli pieni di orrore è ormai definitivamente alle spalle, malgrado aleggi su tutto il pianeta quello della “Guerra Fredda”. Erano gli anni sessanta, i mitici anni sessanta. Tutto era splendido, bello. La vita stessa era bella da vivere in quegli anni. La spensieratezza dominava. Le famiglie cominciavano a comperare casa con i mutui, i figli studiavano. Insomma, il benessere si manifestava come una estate senza fine ed i giovani avevano il futuro pienamente dalla loro parte. Ma tutto questo non è l’inversione di PARADIGMA del modello Tavistock. Ma allora, dove possiamo trovare l’intervento del modello Tavistock nella nostra società ? Semplice, principalmente negli ambienti di lavoro pubblici e privati che sono anche la rappresentazione del potere: magistratura, sanità, scuola, università, amministrazioni, enti locali, fondazioni e associazioni, enti politici, istituzioni politiche ecc ecc; in questi svariati e complessi mondi il modello Tavistock agisce e oggi ha piantato le sue radici. Contrariamente a quanto pensano alcuni studiosi delle organizzazioni e psicologi del lavoro, la vittima di molestie morali o pesanti vessazioni sul lavoro non è necessariamente una persona di carattere debole o un perdente nato. Anzi, negli ambienti di lavoro piatti (in Italia c’è ne sono molti), dove c’è una sorta di complicità fra mediocri finalizzata a non creare competizione, il più delle volte a essere colpito è il lavoratore più brillante, capace e creativo, quello che si mette in luce; spesso colpevole di aver rotto una precedente dinamica di clan molto chiusa. L’esperienza in Italia dimostra che nella maggior parte dei casi, comunque, il bersaglio è un lavoratore con un forte investimento psicologico sul suo lavoro, che ama la sua professione e proprio per questo vive con maggior dolore una condizione di emarginazione. E’ quindi un grave errore credere che la vittima sia per natura un sottomesso. Ecco perché i giornali che hanno definito il mobbing <> hanno lanciato un messaggio sbagliato: il personaggio creato da Paolo Villaggio infatti è una nullità, un perdente dichiarato, mentre le vittime di psico-terrore in ufficio nella realtà sono (anche e soprattutto) persone validissime. Inoltre nei film di Fantozzi si rappresenta sì una situazione di servilismo diffuso, ma non c’è una vittima designata, né la volontà di annientare un singolo dipendente o professionista: anzi, tutti gli impiegati subiscono più o meno le stesse angherie e Fantozzi è solo il loro emblema. La violenza morale insomma è una situazione di persecuzione e di solitudine ancor più grave di quella che si vive nell’immaginario ufficio di Fantozzi. E’ vero tuttavia che con i suoi film grotteschi Villaggio ha caricaturato le patologie e i meccanismi perversi di un’ambiente di lavoro che, lontano dalla fiction, rappresenta un humus ideale in cui possono nascere vere situazioni di persecuzione. Tutto questo si chiama Tavistock, un modello che non prevede solo la violenza morale e la eventuale distruzione economica – sociale accompagnata dall’isolamento di una vittima, ma in certi casi anche la violenza fisica. Scomodo da dire e difficile da accettare ma il modello Tavistock prevede anche azioni di forza e azioni violente per fermare designate vittime brillanti per loro intelletto e capacità . Era il 24 novembre del 2008 quando il magistrato Paolo Ferraro denunciò episodi avvenuti tra l’8 ed il 18 novembre nell’appartamento situato nella città militare della Cecchignola dove conviveva da maggio dello stesso anno con una signora. Per mezzo di registrazioni audio condotte privatamente dallo stesso Paolo Ferraro (allertato da esplicita richiesta di aiuto da parte del figlio minore della signora) si evince che quando egli non era presente nell’abitazione della Cecchignola entrava in azione un gruppo composto da sottoufficiali militari abitanti nel palazzo e nel quartiere, con lo svolgimento di attività anomale coinvolgenti donne, bambini e la particolare presenza di bambini ROM. La procura ottenne la archiviazione della denuncia esattamente tre mesi dopo mentre nel frattempo il dott. Ferraro veniva circondato dalla cordata dei magistrati avversi e nemici (la quinta colonna tavistockiana) che con varie pressioni più o meno violente lo invitavano a non approfondire la vicenda scoperta. Il 23 maggio del 2009, sette mesi dopo la denuncia depositata e archiviata dalla Procura di Roma, il magistrato Paolo Ferraro subisce un sequestro di persona da una squadra composta da una psichiatra, un’agente di polizia municipale e un’autista di ambulanza con tanto di infermiera. Media e complottavistockiani parlano di un TSO ingiusto a causa dei gravi fatti denunciati dal magistrato che dal 2011 verranno resi pubblici dallo stesso con ulteriori particolari sconosciuti al pubblico. Dal sequestro di persona si passa ad un tentativo di eliminazione fisica del magistrato. Infatti, ad una persona mentalmente e fisicamente sana come il dott. Paolo Ferraro viene decisa la somministrazione di un antipsicotico dal nome “Risperdal”, un neurolettico molto forte. La psichiatria deviata o la quinta colonna tavistockiana sà benissimo che il risperdarolo somministrato ad una persona sana può danneggiare la complessa rete di fibre nervose che regolano il controllo motorio, provocando una rigidità muscolare, spasmi e un’ impoverimento dei globuli bianchi. La psichiatria deviata o quinta colonna è consapevolissima che il risperdarolo somministrato ad una persona sana può creare una perdita di coscienza causata dalla riduzione di flusso sanguigno al cervello oltre che all’infiammazione cardiaca e del pancreas che potenzialmente potrebbe essere letale. Ma in quel momento la parola d’ordine che la quinta colonna sotterranea faceva passare all’interno della magistratura e negli ambienti sanitari era “bisogna eliminare il magistrato Paolo Ferraro”, diventato troppo scomodo. Ma è utile ricordare che, finito l’effetto risperdal (circa 9 mesi), la procedura Tavistock si inserisce ancora una volta nelle attività di pressione, minaccia diretta ed indiretta ed altre realizzate (taglio delle gomme del camper) proprio a partire dal momento in cui il dott. Ferraro riprende in mano vecchie e nuove prove che gli serviranno a capire ancora più a fondo ciò che gli era successo negli ultimi vent’anni della sua onorata carriera. La Quinta Colonna all’interno della Procura di Roma attenzionava il pm Ferraro già dal 1991 perché era il magistrato più brillante, capace e creativo (ha ideato un programma per la gestione integralmente automatizzata delle attività procedimentali denominato “ATZ” che consentiva di gestire agevolmente circa 12.000 procedimenti penali l’anno), quello che si mette in luce in un’ambiente di lavoro piatto e con l’ altissima probabilità di aver rotto dinamiche di clan molto chiuse, tipiche della quinta colonna sotterranea.

VALUTAZIONI E PARERI PER LA NOMINA A MAGISTRATO DI CASSAZIONE

. Ciò che è stato fatto al PM Paolo Ferraro è la sintesi di ciò che è il progetto Tavistock. Iniziare a studiare attentamente la vicenda del PM Paolo Ferraro significa avere in mano la prova che il progetto Tavistock esiste ed è attivo sul nostro territorio. Poi ci sono tutte quelle strani morti d’infarto di molti magistrati sicuramente non cardiopatici. Il 10 gennaio 2012 muore di infarto Pietro Saviotti, procuratore aggiunto a Roma. Era a capo del pool anti-terrorismo. Un infarto stronca Pio Avecone, procuratore aggiunto presso la Procura di Napoli. ”Il 25 luglio 2012 un camion si scontra frontalmente con una Land Cruiser che si dirige verso Otijwarongo in Namibia. I tre occupanti dell’auto muoiono sul colpo, tra loro c’e’ il giudice Michele Barillaro. Qualche settimana prima, il 9 luglio, il ministero dell’Interno aveva tolto la scorta a Barillaro, gip presso il tribunale di Firenze. In seguito, il 16 luglio, Barillaro aveva ricevuto delle minacce contenute in una lettera recapitata all’Adnkronos. Il giudice Barillaro’, si occupo’ tra l’altro del processo Borsellino ter. Il giorno successivo (26 Luglio 2012) moriva Loris D’Ambrosio di infarto fulminante senza che ne fosse disposta l’autopsia. Spariva cosi’ il custode delle suppliche di Mancino, imputato al processo di Palermo per i collegamenti mafia-Stato. Ed infine il 13 ottobre del 2012 il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna muore a 61 anni per attacco cardiaco. Caperna era il responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione ed in questa veste coordinava le indagini relative a fatti su corruzione, peculato ed altri. Era titolare dei casi Fiorito e Maruccio. Caperna si è anche occupato dal caso Lusi, della vicenda della casa dell’ex ministro Scajola, dell’appalto nell’ambito dell’inchieste sul G8 della scuola Marescialli di Firenze, dell’indagine Parentopoli romana, del filone romano dell’inchiesta Parmalat, della presunta compravendita di senatori e probabilmente era scomodo perché conosceva bene l’indagine Fiori nel Fango 2. E poi c’è l’Italia dei capi cattivi e dei cattivi colleghi che sparsi in tutta la nostra penisola riescono a distruggere o al primo impiego o dopo trent’anni di onorata carriera quelle menti brillanti ed eccellenti attraverso violenze verbali e morali, attraverso attacchi alla vita privata e vessazioni in genere. Il lavoro per le vittime accerchiate diventa un incubo e le vessazioni da parte di cattivi capi e cattivi colleghi una regola. Cattivi capi e cattivi colleghi che per aver abbracciato il progetto in tutta la sua essenza riescono a fare carriere d’oro (con stipendi d’oro) e veloci ma non per meriti o capacità ma per la destrezza di come utilizzano il modello. Il modello prevede che l’aggressione può iniziare con una serie di episodi che sembrano casuali e scollegati. Poi però l’attacco si fa sempre più chiaro anche per le vittime designate, poiché dotate di grande intuito, intelletto e di conseguenza di una marcata sensibilità. E l’Italia, che è un laboratorio del Tavistock Institute, continua a mietere vittime tra eccelsi magistrati, validi ed esperti medici e grandi cervelli che fuggono tentando fortuna e successo all’estero; mentre la quinta colonna (non più) sotterranea marcia in compagnia dei complottavistockiani verso la conquista di un totalitarismo soft in cui la gente narcotizzata gode della propria schiavitù come affermava Huxley nella sua profezia.

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I COMPLOTTAVISTOCKIANI

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LA GUERRA PSICOLOGICA DEI COMPLOTTISTI ATTRAVERSO IL “SOCIAL TURBULENCE”

Il Tavistock Institute all’interno del suo progetto fornisce argomenti e materiale mediatico-didattico anche per coloro che come mestiere hanno deciso di intraprendere la via dei complottisti. Eric Trist e Frederick Emery svilupparono la teoria della “social turbulence” (turbolenza sociale), cioè un’attività svolta da gruppi di complottisti per indebolire gli effetti shock futuri, secondo cui una popolazione poteva essere resa malleabile tramite fenomeni di massa artefatti come la mancanza di energia elettrica (il black-out mondiale voluto dai potenti), il collasso economico e finanziario, un attacco terroristico, una guerra imminente, lo sbarco degli ufo-rettiliani sulla terra o la fine del mondo nel dicembre del 2012 che adesso è stato spostato al 2021. Se gli “shock” fossero abbastanza ravvicinati e di crescente intensità, sarebbe possibile portare l’intera società a una psicosi di massa, affermavano Trist ed Emery. Essi sostenevano altresì che: le persone finirebbero con il dissociarsi, perché cercherebbero di fuggire dal terrore della scioccante, emergente realtà (falsificata); si richiuderebbero in uno stato di negazione, si rifugerebbero in divertimenti e spettacoli popolari e mostrerebbero una certa tendenza a soffrire di accessi di collera. Televisione e informazione complottista hanno lo stesso obbiettivo, creare un effetto dissociativo sulle capacità mentali degli individui. Tanto Frederick Emery quanto Eric Trist – che fino alla sua morte, avvenuta nel 1993, diresse le operazioni del Tavistock negli Stati Uniti – avevano notato che la televisione ha un effetto dissociativo sulle capacità mentali e fa sì che la gente sia meno in grado di pensare razionalmente. Gli spettatori abituandosi a sei ore o più di televisione al giorno, cedono la capacità di ragionare alle immagini e ai suoni che escono dal televisore. Già dagli anni 70 il Tavistock Institute riconobbe che l’abitudine di vedere la televisione distrugge la capacità che ha la persona di realizzare un’attività cognitiva critica. In altri termini, la istupidisce. Ma l’invenzione dell’informazione complottista ha lo stesso scopo. Stiamo parlando di due facce della stessa medaglia: da un lato, realizzare una manipolazione e un controllo coperto e sottile della coscienza e del pensiero umano mediante il potere della televisione; dall’altro, attraverso il complottismo, mutare paradigma direttamente e apertamente, cambiare i concetti basilari, ampliare i parametri e modificare il terreno di gioco e tutte le regole attraverso le quali si definisce la società o un determinato fatto, in un periodo di tempo eccezionalmente breve. Una delle persone più importanti coinvolte nel programma della guerra psicologica contro la popolazione tramite la creazione artificiale di uno stato di “turbolenza sociale” fu Kurt Lewin, pionere della dinamica di gruppo, che fece parte della Scuola di Francoforte durante i suoi primi tempi e fuggì dalla Germania quando Hitler assunse il potere.

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Anche in Italia l’esercito dei complottisti annoiati e appassionati di catastrofismo si è talmente diffuso che rischia di diventare un “problema sociale” visto che fa parte di quella ingegneria sociale tavistockiana che serve a distruggere il pensiero razionale-logico scientifico. Il complottismo ha allora come scopo principale la disinformazione alla pari della televisione. Proprio su internet la diffusione di questi teoremi del terrore ha avuto uno sviluppo incredibile. È stato visto ad esempio che il web è molto più fornito di pagine complottistiche che di siti “culturali” e ci si è chiesti quali potessero essere i metodi per limitare l’ondata di ignoranza e di incertezza che causano queste credenze. Finora si è puntato sull’educazione, sull’informazione di chi utilizza il web ma si è presto notato che si tratta di un mezzo quasi del tutto inefficace. Questo perché i complottisti rifiutano la scienza in toto e soprattutto evitano il concetto di autorità. Se un complottista ha una convinzione riguardante la salute non sarà certo un medico a tranquillizzarlo perché potrebbe essere parte del complotto. Se un individuo è convinto che i terremoti siano di origine “artificiale”, l’unico modo di informarlo sembrerebbe essere quello di spiegargli i meccanismi dei terremoti ma questo potrebbe non bastargli in quanto egli non accetterà spiegazioni da gente competente in materia in quanto questi farebbero parte del complotto. Tra gadgets, DVD, libri, video e pubblicità un vero e proprio centro commerciale che spazia dalla più incredibile storia degli UFO all’invasione dei rettiliani alla politica internazionale fino alle teorie pseudoscientifiche più assurde, un giro d’affari ben sviluppato che si nutre della credulità del prossimo e delle menti deboli ed ingenue dei clienti più creduloni. Il complottista fa della disinformazione il proprio lavoro.
Naturalmente il complottista professionista “deve essere”povero, insediato dai potenti ed amante della verità”, che conosce solo lui ma è talmente perseguitato ed ha svelato verità talmente terribili ed angoscianti che è libero di dirle a tutti diffondendole sul web e pubblica libri e DVD. Ancora più curioso il fatto che il complottista di professione lanci anatemi contro “il grande fratello”, denuncia limitazioni della libertà, annuncia la costruzione di grandi campi di deportazione e per diffondere il suo messaggio utilizza la corrotta televisione e…internet che è il “luogo” più controllato, controllabile e gestibile a distanza del mondo. E’ finito anche il periodo dei complottisti che hanno perso la loro credibilità ha furia di costruire castelli di sabbia che alla prima mareggiata vengono cancellati inesorabilmente.

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NON ERA BASAGLIA MA E’ IL TAVISTOCK INSTITUTE

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john_rawlings_reesGenerale John Rawling Rees (psichiatra)
1948: I piazzisti nel nostro programma di riprogrammazione delle percezioni (lavaggio del cervello di massa) devono agire nell’anonimato e segretamente. E proseguì: il risultato a cui dobbiamo puntare è fare in modo che ciò permei ogni attività pedagogica della vita nazionale….Abbiamo già compiuto una fruttuosa offensiva rispetto a tutta una serie di professioni. Ovviamente le più accessibili sono quelle del settore scolastico e la chiesa, mentre le più ostiche sono legge e medicina>>. Dobbiamo puntare a fari sì che la psichiatria permei ogni attività educativa nella vita della nostra nazione.

1950: “Abbiamo condotto un fruttuoso attacco contro un bel po’ di professioni. Le più facili tra queste sono naturalmente l’insegnamento e la Chiesa: le due più difficili sono la legge e la medicina… Se intendiamo infiltrarci nelle attività sociali e professionali degli altri, penso che dobbiamo imitare i fautori del totalitarismo e organizzare qualche tipo di attività da quinta colonna! …Vediamo quindi di diventare, molto segretamente, una ‘quinta colonna’.”

LA PSICHIATRIA DI SETTORE
Nel 1965, venne introdotta la Psichiatria di Settore su influenza francese, progetto che molti trovarono seducente in quanto auspicava la psicoterapia istituzionale e soprattutto proiettava all’esterno del manicomio, cioè sul territorio, l’attività degli operatori. Il Testo Ufficiale del 1960 – la cui stesura peraltro risale al 1954 – delinea il settore come l’unico strumento che consente alla psichiatria di porre in primo piano i problemi politici della genesi sociale della malattia mentale, e ciò a causa del suo inserimento del tessuto sociale e del suo aggancio alle problematiche collettive. Negli anni ’50 la Provincia di Venezia creò per prima in Italia un centro extra-ospedaliero per la cura dei malati mentali, anticipando di fatto di quasi 25 anni la riforma Basaglia. Il prof. Gino Pastega, medico e scrittore affermato, che fu Assessore all’Igiene e alla Salute tra il 1951 e il 1956. In quegli anni il suo entusiasmo, la sua determinazione di giovane politico portarono la Provincia di Venezia a conquistare un primato nazionale: l’introduzione della figura delle assistenti sociali nella struttura manicomiale di San Servolo e la creazione nel 1953 del primo Centro Psichiatrico Extraospedaliero in Italia per l’assistenza dei malati mentali. Nel portogruarese i servizi psichiatrici appaiono nel 1972, a Villanova di Fossalta, con un reparto decentrato del manicomio veneziano di San Servolo, presto orientato in una generica comunità terapeutica. Ma è dal 1978, con il primario Domenico De Salvia, che si avvia la trasformazione con l’articolazione del Dipartimento di Psichiatria in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (il reparto ospedaliero) ed il Centro di Salute Mentale (CSM). Al centro della nuova organizzazione c’è dunque il CSM, una struttura aperta, frequentabile senza tante difficoltà e paure da parte di chi già soffre il disagio psichico. Ma il progetto nella messa in pratica fu imposto dall’alto (TAVISTOCK) e fondato più su criteri tecnici che non sui reali bisogni della popolazione. Fu anche molto criticato per l’elevato numero di ricoveri che si registrarono a seguito della creazione di ambulatori nel territorio, che avrebbero dovuto invece avere una funzione profilattica di evitamento dell’esperienza negativa del ricovero. La legge 18/03/1968 n.431 istituzionalizzando l’igiene mentale da un lato, e, dall’altro, limitando a 625 il numero massimo dei posti letto di un O.P. si è posto come ponte giuridico per tentativi di ristrutturazione in senso “settoriale” di molti ospedali psichiatrici italiani. Psichiatria di settore viene sperimentata prima a Varese (giugno 1964) con lo psichiatra Balduzzi poi a Padova (luglio 1965) e a Torino sempre con Balduzzi e la collaborazione di De Salvia (marzo 1970)e infine a Portogruaro (1972). Provincia e Opera Pia di Torino firmano la Convenzione per l’assistenza psichiatrica che consente il distacco di operatori dagli ospedali psichiatrici per lo svolgimento dell’attività extra ospedaliera e, a modifica e integrazione della Convenzione , venne siglato nel luglio del 1973 dalle organizzazioni sindacali CGIL, CISL,UIL un Protocollo aggiuntivo che promuoveva la settorizzazzione.
La legge Mariotti del 18/03/1968 n.431 istituzionalizzando l’igiene mentale da un lato, e, dall’altro, limitando a 625 il numero massimo dei posti letto di un O.P. si è posto come ponte giuridico per tentativi di ristrutturazione in senso “settoriale” di molti ospedali psichiatrici italiani. Venne introdotto il concetto di ricovero volontario “per accertamento diagnostico e cura”, senza limitazioni delle libertà personali, nella direzione di un graduale superamento della condizione di ricoverato coatto. La legge Mariotti oltre all’apertura dei “centri o servizi di igiene mentale”con funzione ambulatoriale aveva anche previsto l’incremento numerico del personale, che doveva essere in rapporto 1 a 3; di conseguenza gli ospedali che si vollero adeguare ai parametri volsero il loro interesse verso un progetto di deospedalizzazione per affrontare i costi che tale riforma imponeva.

OGGI LA PSICHIATRIA DI SETTORE E’ FUNZIONALE
AL PROGETTO DEL Gen. John Rawling Rees.

Nel 2004 viene approvata dal parlamento la legge sull’amministratore di sostegno, nel 2008 viene sancito il potere assoluto di certificazione sulle “patologie” ai medici psichiatri. Il rischio che dalla perizia psichiatrica non ci si possa difendere perché è un’opinione in mancanza di prove oggettive esiste, a prescindere dal fatto che essa esista o meno poiché costituisce semplicemente la stigmatizzazione della diversità, e non dovrebbe decidere l’esito di un processo. In mancanza di prove oggettive (radiologiche, biochimiche o altro) la diagnosi psichiatrica non ha la stessa valenza di una diagnosi medica, e dovrebbe essere considerata una semplice teoria, un’ipotesi – non un “fatto”. Nell’aula di un tribunale, essa non dovrebbe avere valore probatorio”.

SANITA’ E SERVIZI SOCIALI
(Psichiatria Psicologia e Servizio Sociale)
Ospedali Psichiatrici.
Consultori familiari. (Famiglia, Infanzia, adolescenza e minori in condizioni di disagio)
Persone Anziane (Centri Diurni)
Disabilità (Centri di Riabilitazione)
Dipendenze (Sert e Comunità)
Disturbi dell’alimentazione
Salute Mentale (Centri di Igiene Mentale)
Marginalità Sociale
Immigrazione
SCUOLA
Neuropsichiatria infantile, psicologi dell’età evolutiva, psicoterapeuti ecc. ecc.
GIUSTIZIA
(Psichiatria Psicologia e Servizio Sociale)
Tribunale dei Minori
Case Famiglia
Amministratore di sostegno
Dipartimento di amministrazione penitenziaria e carceri.

1974 – 2014 dall’OS alla Super Gladio dal Tempio di Set al Dragon Rouge

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Nel mese di Febbraio 2009 per conto della Longanesi & C fu finito di stampare un giallo politico dal titolo “Colle Fatale” scritto da un Anonimo Romano informato sui fatti, autore del quale si sanno solo due cose, proprio perché anonimo e intenzionato a restarlo,: che (come si evince dal libro) conosce bene gli ambienti e i protagonisti della politica italiana, e che non è il senatore a vita, oramai scomparso, Giulio Andreotti. Il libro parla di un intrigo politico all’ombra del Quirinale che inizierà il 6 maggio del 2011. Insomma un romanzo fantapolitico firmato “anonimo romano” che mette in scena una lotta all´ultimo sangue per il Quirinale ambientata nei palazzi del potere tra personaggi riconoscibili, spie e Opus Dei. Se poi facciamo un salto in avanti e arriviamo al 2011 anche Alberto Asor Rosa, teorizzatore di moderni colpi di Stato dalle colonne del Manifesto, affermava già nel 2011 la possibilità della preparazione di un golpe tutto italiano che godrebbe di un prevedibilissimo appoggio europeo.

La destabilizzazione è in atto da tempo. Il progetto, partito anni addietro, dalla Sicilia, non è altro che un’ ennesimo tentativo di una parte degli Apparati dello Stato deviati (i soliti pezzi dei Servizi) di produrre un sovvertimento delle Istituzioni democratiche. Ancora una volta stringendo patti scellerati con i poteri criminali.
Nell 1974 l’esistenza di un’organizzazione fu portata alla luce da un’inchiesta incominciata nell’Ottobre dello stesso anno dalla magistratura di Padova, nel nome del giovane magistrato Giovanni Tamburino. Nell’Ottobre del 1974 Tamburino ordinò l’arresto di Vito Miceli, capo del Servizio Informazioni Difesa (ex SIFAR), ma la Corte di Cassazione renderà vano il lavoro del magistrato portando al trasferimento del dibattimento dalla città veneta a Roma. Come sostiene il noto storico Paul Ginsborg, la scelta non sembra casuale dato che la magistratura romana si dimostra «meno tenace di Tamburino nel proseguire le indagini». In un secondo momento inoltre, il pubblico ministero Claudio Vitalone invocherà il segreto di stato e sulla questione cadrà il silenzio. L’organizzazione la “Rosa dei venti”, in realtà, aveva nome “Organizzazione di Sicurezza” (“OS”), ed era formata da persone insospettabili, non iscritte ad alcun partito politico, altamente patriottiche e disposte ad impegnarsi fino alla morte – in caso d’invasione straniera – a difendere il territorio nazionale palmo a palmo. Come la nota struttura clandestina Gladio, anche la Rosa dei Venti era formata da “legionari” dormienti (attivabili su comando superiore) e continuamente addestrati a fronteggiare sia i pericoli esterni (il Patto di Varsavia), che interni (un’eventuale insurrezione comandata dal Partito Comunista Italiano). La differenza rispetto alla più celebre Gladio sta nel fatto, commenta Spiazzi, che mentre Gladio era formata da persone filo-americane ma poco inclini alla destra nazionale, la Rosa dei Venti era composta per lo più da militari della riserva selezionati e pronti a tutto. Ma, appunto perché militari od ex – militari, il gruppo della Rosa dei Venti era composto da uomini fidati gravitanti nell’area dell’estrema destra extraparlamentare. In tutti i reparti delle Forze Armate, continua Spiazzi, esistevano (ed erano note agli “addetti ai lavori”) liste segrete di coscritti e di militari di professione, sia sottufficiali che ufficiali, su cui contare in caso di disordini.

Dopo vent’anni spunta il colonnello Pappalardo, interlocutore di D’Alema, che nel 2001 lanciò un piano golpista di sapore piduista, ma grazie all’insabbiamento dello stesso D’alema e dell’allora Ministro della Difesa Mattarella l’avventuriero golpista venne convinto a dimettersi dalla presidenza del Cocer dal capo dei gladiatori Cossiga Francesco. Oggi lo stesso Pappalardo afferma che per vincere occorre avanzare da tutta Italia verso Roma, non con carri armati, ma con un progetto serio che rappresenti tutti gli italiani con simboli del lavoro, con una grande unione che permetterà al Popolo di riconoscere in Nazione Federale D’Italia un progetto governativo maturo e responsabile, ma soprattutto che garantisce al popolo italiano onestà e garanzie economiche e politiche per la Rinascita della Nostra Italia. Antonio Pappalardo che con Danilo Calvani ha condiviso l’esperienza del movimento “Dignità sociale”. Poi Pappalardo, famoso per le sue battaglie sindacali all’interno dell’Arma, è diventato leader di questo movimento mai sentito prima e che incita alla presa di Roma con i militari. Un golpe pacifico. Senza armi, precisano i promotori. E in realtà non si capisce neppure bene in quanti condividano questo documento firmato “Nazione federata d’Italia- Centro destra nazionale”.

Certo è che Pappalardo ha preso parte a numerose iniziative politiche. Candidato a partire dal ’93, sotto diverse insegne politiche, prima fra tutte quella d’esordio, quando si presentò alle comunali di Roma con la lista “Solidarietà Democratica contro Rutelli”. Lista pubblicamente sostenuta dal principe siciliano Giovanni Alliata di Montereale, finito in passato protagonista di episodi controversi, dal Golpe Borghese del 1976 a un’inchiesta partita dalla Calabria sulle società segrete nate sulle ceneri della P2 fino ad arrivare alla strage di Portella della Ginestra. Sulla piattaforma della protesta, così come nelle parole di uno dei leader, il Calvani Danilo, si trova chiaramente l’obiettivo reale di questa “mobilitazione”: decadenza del Parlamento, del Presidente della Repubblica e del Governo, per instaurare – ovviamente sospendendo la Costituzione – UN GOVERNO A GUIDA DI MILITARI.

Poi c’è una setta satanica massonica militare, che si muove nell’ombra, trova proseliti, adepti, amalgama i suoi iscritti con riti satanici a base di sesso e droghe. KETAMINA e sacerdotesse del sesso, una rete invisibile, dove si muovono ,assumono informazioni, si innestano nella organizzazione con lo scopo di creare delle coperture, sia nell’Esercito stesso sia all’interno della magistratura, una sorta di “secondo apparato magistratuale“.

All’interno delle indagini di Carmela Melania Rea le organizzazioni massoniche clerico/fasciste che nella loro cultura tardo templare, contemplano la distruzione ed il Kaos si agganciano a organizzazioni occulte militar/esoteriche create e manovrate per operare militarmente alla cristallizzazione dello status quo, formazioni che di fatto spostano a destra il baricentro dell’asse politico interno, secondo i dettami ed i tempi dell’agenda internazionale. Sembra uno spot di un certo mondo artificiale, quel mondo militare deviato che si serve di adepti psicolabili da manovrare come pupazzi. La Thule ad esempio era la loggia occulta che ideò e creò il nazismo del ventennio del secolo scorso, oggi ancora esistente sotto altre sigle massoniche legate a doppio filo al vaticano ed ai gesuiti. In Norvegia, le sette e tutti i vari culti sono così potenti che il governo, ha creato una società speciale per assistere le vittime di abusi. Il clero cattolico scandinavo, è collegato direttamente ed apertamente con il satanista dell’ Ordo Templi Orientis, il Tempio di Set del Ten.Col. Michael Aquino e le varie sette ad esso collegate come ad esempio il Dragon Rouge, sono coinvolte in abusi rituali di bambini e donne. E ‘ un chiaro messaggio quello del draghetto fatto con dei rametti sopra LA ROSA DEI VENTI simbolo della NATO.

… Oggi su il Mattino si evidenzia l’allarme dei Servizi Segreti che più che un’ allarme sembra una preoccupazione.

http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/allarme_servizi_segreti_italia_spettro_greco/notizie/406326.shtml?fb_action_ids=10201443394986131&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map={%2210201443394986131%22%3A270994513047606}&action_type_map={%2210201443394986131%22%3A%22og.likes%22}&action_ref_map=[]

Usare i problemi della gente, di chi non arriva a fine mese, di chi è entrato nelle file dei nuovi poveri, di chi è senza una casa o lavoro, di chi è massacrato da Equitalia, non per dare una soluzione, non per pretenderla, come è giusto, ma per imporre una svolta autoritaria al Paese è cosa da evitare. Abili nella strumentalizzazione delle sofferenze e problematiche delle persone e dei più deboli, oggi come nei primi anni Novanta, tentano di usare la buona fede e disperazione delle persone, a partire dai più giovani, per assestare un colpo non alla “classe politica” ma alle Istituzioni della Repubblica, cioè allo Stato di Diritto, all’ordinamento costituzionale. Dietro allo slogan “TUTTI A CASA” c’è l’uso della giusta indignazione verso politici (non tutti) corrotti e incapaci di agire per dare risposte concrete alle esigenze del Paese, per arrivare alla spallata non a quei politici ma una spallata alla Repubblica, alle Istituzioni della Repubblica, che sono ben altra cosa da chi le occupa. Non sono secondari i piani di andare a Roma per assaltare i “palazzi” e “arrestare i politici” che vengono diffusi all’interno della “rete” e dei coordinamenti da questi gestiti.

LA SINDROME DELLE SCOPE E GLI APPRENDISTI STREGONI. Dalla “Fantasia” di Walt Disney alla realtà dei giorni nostri.

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Walt Disney era un massone? Certo. Walt Disney ha sicuramente aderito alla Massoneria agli inizi degli anni ‘20, anche se non esiste alcun documento che provi la sua appartenenza ad un’Obbedienza massonica, ma egli non ha mai nemmeno smentito la sua appartenenza; e la testimonianza inconfutabile di essere un fratello massone si ha nelle sue stesse opere – sia i disegni che i film o le produzioni televisive – in cui numerosissimi sono i riferimenti ai principi ed alla simbologia massonica. E con questo? Sapete quanti illustri personaggi della storia sono stati massoni? Sapete che lo era anche Totò, che lo era Garibaldi, che la metà dei padri fondatori degli Stati Uniti, compreso George Washington, lo erano. Tutto questo non cambia la nostra vita. Il male è negli occhi di chi guarda. Si sà che l’ossessione per il sesso e per il satanismo di certa gente nasconde delle grosse turbe. Quindi vediamo il capolavoro di Walt Disney dal titolo “L’apprendista Stregone” prima con gli occhi del male: topolino è vestito con una tunica rossa (come una sacerdotessa durante la messa nera), trasporta due sacchi pieni d’acqua fino all’orlo. Un mago barbuto vestito di blu trasforma una nuvola prima in una farfalla multicolore e poi in foglie. Un teschio è posto su un tavolo. Topolino si diverte con le stelle e con le comete, dirige i flutti dell’oceano, decide la marcia delle nuvole e provoca i lampi. Vengono evidenziati i quattro elementi e la forma stessa della testa di Topolino, del resto, sempre composta da tre cerchi identici quale che sia l’angolatura, richiama i tre punti pitagorici che hanno un notevole valore simbolico all’interno della massoneria stessa. Oppure……. sapete come si chiama lo Stregone ? Si chiama YEN SID ! Leggetelo al rovescio: DISNEY !
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Ma Walt Disney non si è limitato ad inviare messaggi simbolicamente massonici: ha firmato massonicamente il suo film. Se smettiamo di usare gli occhi del male e utilizziamo il terzo occhio, quello del pensiero, vedremo un Topolino che è convinto di potersi appropriare delle arti magiche anche senza l’aiuto dello Stregone (il Maestro); ma combina solo caos, finche non interviene lo Stregone (il Maestro) a mettere ordine. Il cartone animato di Disney è l’interpretazione di una realtà descritta negli anni 20 e attualissima oggi in Italia. Anche in questo momento storico ci sono molte scope impazzite che hanno perso il controllo della situazione e ci sono molti apprendisti stregoni che cercano o pensano di tenere in pugno o sotto controllo la situazione ma con scarsissimi risultati. Paolo Ferraro lo spiega molto bene in questi due articoli:

LA STRATEGIA MASSONICO NAZIONALE, IL FALSO ANTISIGNORAGGISMO
In questo coacervo contraddittorio solo in apparenza, persino l’antisignoraggismo nazional massonico para-eversivo , risulta sgominato . L’alternativa strutturale al capitalismo finanziario, implodente ( e al capitalismo produttivo per la parte che ne fu prodotto e ne è stata alimento) e l’alternativa alla distruzione del basamento della democrazia ed alle strategie di potere passa per una reale e storica strategia di ricostruzione delle fondamenta e dei valori come abbiamo sempre detto. Tali dinamiche di potere ormai ingovernabili a loro volta ( la sindrome delle scope e del Topolino apprendista stregone frutto della attivazione dei bassi istinti e del carattere anche liquido ed auto espansivo delle attività deviate ) sono in radicale crisi, sia perchè scoperte sia perchè viene progressivamente meno la mercede agognata, con l’impoverimento del sistema Italia. Tale crisi passa quindi “anche” attraverso la denuncia e la “spubblicazione” delle attività e progetti coperti, che tanto ruolo hanno avuto nel nostro paese a partire dai progetti Stay Behind, Chaos, Blue Moon e via dicendo, e dallo sbarco delle ideologie nichiliste e materialiste a sfondo mascherato neo antireligioso . Persino lo sbarco ed infiltrazione militar politico giudiziaria, delle organizzazioni e attività a copertura satanista è ormai di dominio pubblico, anche se dobbiamo ancora insistere affinchè crollino irreversibilmente le autodifese ed i bavagli informativi frapposti degli apparati deviati .

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LA ALTERNATIVA VERA
La alternativa vera passa allora per l’alleanza antimassonica e contro i poteri forti deviati , ma senza nuovi eccessi ideologizzanti . Un fronte comune trasversale e contrapposto passa per l’alleanza tra idee accomunate dai valori fondanti .
Una area social nazionale di destra, depurata di infiltrati e isolata, per aver scelto valori e analisi giuste, rispetto alle destre eversivo controllate o semplicemente massonico pidduiste e piquattriste, può marciare accanto ad intellettuali laico geniali, che si professano amorali e amoralmente antimassonici, per essere invece molto più morali di altri ?!?!
E il grande movimento dei grillini, destinato ad investire le caste putrescenti forse per disegni strategici , ma di lì bisogna comunque passare, può aprirsi ed aprire, accettando il concetto di alleanza trasversale, strategicamente oltre l’ecumenismo più volte nominato dal suo riferimento di vertice ?!?!
I temi della laicità, del cattolicesimo tradizionalista della eterosessualità/omosessualità e della cittadinanza ad argine delle immigrazioni selvagge orientate ad inquinare la società e smarrirne le fondamenta cultural-antropologiche, possono trovare una convivenza rispettosa , aprendosi ma contrapponendosi a caste marce e poteri deviati ?!?!
Direi che se è chiaro l’obiettivo intermedio e finale , è l’unica chance che abbiamo.
E agli utili idioti della “sinistra” atlantista e massonicissima, spiegherei che il socialismo e la democrazia reale dal basso , nell’attuale èra, non possono che essere prima nazionali e poi confederati . Il resto è mondialismo e moneta dal capitale finanziario , che stà sventrando Stati e popoli “inferiori “ e non affidabili ( gli stati mediterranei ).

A QUARANTA ANNI DI DISTANZA . CILE 1973 ITALIA 2013

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Preceduto da manifestazioni di classi medie , da scioperi di settori dell’economia che avrebbero simpatizzato per il pronunciamento militare , bloccato il paese e anche posta in crisi in parte l’economia, attraverso iniziative varie tra cui lo sciopero dei camionisti (in un paese ad orografia “verticale e montuosa” simile all’Italia), l’11 settembre 1973 un golpe in Cile, distrusse nel sangue la via cilena al socialismo nazionale.
Gli stermini, le torture, le violenze , la scoperta del ruolo della ITT ( compagnia dei telefoni che gestiva le comunicazioni nel sud America in condizione di monopolio di fatto), le basi in cui il personale militare cileno fu ” preparato “, oggi note, mostrarono al mondo la natura imperialista e drammaticamente legata a logiche militari della più grande potenza: gli USA, ancora reduci dalla avventura in VIETNAM .
Il partito comunista italiano reagì allora a tale consapevolezza attraverso la elaborazione del ” compromesso storico ” di Enrico Brlinguer mentre e la teorizzazione delle tangenti parallele di Aldo Moro, della sinistra democratico cristiana , fece eco a questo sforzo di avvicinamento, per proteggere l’Italia. Nel 1978 a via Fani venne fatto trovare il corpo esanime di Aldo Moro , dopo meno di due mesi dal rapimento: un sequestro gestito attraverso una organizzazione eversiva di sinistra infiltrata da servizi ed etero diretta nella gestione del rapimento e mediante una accurata non gestione politica e disinformazione attiva diretta messa in campo da servizi e sinanche psichiatri ) FERRACUTI E BRUNO allora giovane e ”promettente “ occupati a depotenziare lo storico significato politico e di denuncia ( tra le righe ) delle tredici lettere di Moro .
LA STORIA NON SI RIPETE MAI NELLO STESSO ESATTO MODO .
A distanza di quaranta anni , le strategie eversive non convenzionali ed un intero percorso costruito con le nuove politiche del Chaos , delle occupazioni dei gangli dello Stato e molto altro, nella era del crollo dei sistemi economico sociali del Mediterraneo, dopo aver distrutto le classi politiche nazionali, asservite e corrotte, conducono ad usare due vie come allora all’inizio fu teorizzato prima dell’intervento finale.
Gli italiani sappiano che di fronte a rivolte populiste l’agguato dei poteri deviati e la etero direzione sono la vera incognita o la certezza , e che solo la via democratica di massa e la espunzione dei luoghi del controllo sotterraneo dello, e incistati nello, Stato costituiscono una alternativa storicamente praticabile .

Il golpe forte travestito da insurrezione popolare gestita dall’esercito simpatizzante col popolo ed “etero diretto ” e la repressione governativa per rafforzare disperatamenete le caste sono i due scenari possibili aperti .

Perchè la situazione non è più gestibile …

Nel giugno del 2011 indicammo in una conferenza stampa sottaciuta , l’appuntamento con la storia per l’Italia nel dicembre 2013 .

E vi è forse una terza via, con intervento forte , che riassetti rapporti geopolitici e mondiali, tutta europea e a vigilanza lontana russa.

Non sarà il caso di interrogarci e che i più informati mettano in grado le masse e gli intellettuali per prepararci consapevolmente agli eventi VICINISSIMI che possono realizzarsi ?!?!

DALLA VOCE VIKIPEDIA GOLPE CILENO DEL 1973, semplicemente per dare una informazione ed un quadro storico ai più giovani

Gli anni di Allende

Durante il suo incarico, Salvador Allende perseguì una politica che egli chiamava “La vía cilena al socialismo”. Questa comprendeva la nazionalizzazione di determinate grandi imprese

(soprattutto quella del rame), la riforma del sistema sanitario, un proseguimento delle riforme del suo predecessore Eduardo Frei Montalva riguardanti il sistema scolastico, un programma per la distribuzione gratuita di latte per i bambini e un tentativo di riforma agraria[1].

Il precedente governo di Eduardo Frei aveva già parzialmente nazionalizzato il rame, acquisendo il 51% delle miniere di proprietà straniera. Allende espropriò la percentuale restante senza ricompensare le compagnie statunitensi che possedevano le miniere.

I presidenti cileni avevano un mandato massimo di sei anni, il che può spiegare la fretta di Allende nel ristrutturare l’economia. Non solo Allende aveva organizzato un significativo programma di riforme, ma questo doveva anche essere un successo perché venisse eletto un successore ad Allende.

Gli sforzi del governo nel portare avanti queste riforme condussero ad una forte opposizione da parte dei proprietari terrieri, di alcuni settori del ceto medio, della destra rappresentata dal Partito Nazionale, della Chiesa cattolica (che era scontenta della direzione cui puntava la riforma scolastica[2]) e infine dei cristiano democratici.

La riforma terriera che Allende evidenziò come una delle politiche centrali del suo governo aveva già avuto inizio con il suo predecessore Frei Montalva, che aveva espropriato tra un quinto e un quarto di tutte le proprietà soggette ad esproprio[3]. L’intenzione del governo Allende era di acquisire tutte le proprietà di più di ottanta ettari irrigati[4]. Allende intendeva inoltre migliorare il benessere socioeconomico dei cileni più poveri. Un elemento chiave era quello di fornire occupazione, sia tramite le nuove imprese nazionalizzate, che con progetti di lavori pubblici.

Nel primo anno del mandato di Allende, i risultati a breve termine dell’impressionante politica monetaria del Ministro dell’economia Pedro Vuskovic, furono senza ombra di dubbio favorevoli: 12% di crescita industriale e 8,6% di incremento del PIL, accompagnati da un considerevole declino dell’inflazione (in discesa dal 34,9% al 22,1%) e della disoccupazione (scesa al 3,8%). Questi risultati comunque non vennero mantenuti e nel 1972 l’escudo cileno aveva un’inflazione galoppante al 140%. La combinazione di inflazione e calmieramento dei prezzi ordinato dal governo diede vita al mercato nero di riso, fagioli, zucchero e farina, e alla “scomparsa” di questi beni di prima necessità dagli scaffali dei negozi.

Verso la fine del 1971, Fidel Castro girò il Cile in lungo e in largo nel corso di una visita di quattro settimane[5]. Questo diede credito al convincimento della destra che la “Via cilena al socialismo” era un tentativo di mettere il Cile sullo stesso binario di Cuba.

L’ottobre del 1972 vide la prima di quella che sarebbe stata un’ondata di scioperi da parte di alcuni settori della società cilena. Ad uno sciopero dei camionisti si aggiunsero quelli dei piccoli imprenditori, di alcuni sindacati (principalmente di professionisti) e di alcuni gruppi studenteschi. Oltre all’inevitabile danno all’economia, l’effetto principale dello sciopero di 24 ore fu di portare il capo dell’esercito del Cile, generale Carlos Prats, all’interno dell’esecutivo come ministro degli interni e poi vicepresidente.

In aggiunta alle condizioni per favorire l’impiego discusse in precedenza, Allende alzò i salari in diverse occasioni durante il 1970 e il 1971. Questi aumenti venivano annullati dai continui rialzi nel prezzo degli alimentari. Anche se la crescita dei prezzi aveva avuto inizio sotto Frei (27% all’anno tra il 1967 e il 1970), un paniere base di beni di consumo crebbe del 120%, da 190 a 421 escudos, in un solo mese, nell’agosto 1972. Nel periodo 1970-72, mentre Allende era al governo, le esportazioni calarono del 24% e le importazioni crebbero del 26%, con l’importazione di alimentari stimata in crescita del 149%[6]. Anche se i salari nominali crescevano, gli aumenti non corrispondevano a un aumento commisurato nello standard di vita della popolazione cilena.

Il crollo delle esportazioni era dovuto principalmente al crollo del prezzo del rame. Il Cile era alla mercé delle fluttuazioni nel valore del suo più importante prodotto da esportazione. Come per quasi la metà dei paesi in via di sviluppo, più del 50% degli introiti delle esportazioni del Cile derivava da una singola materia prima[7]. Le fluttuazioni avverse nel prezzo internazionale del rame ebbero un’influenza negativa sull’economia cilena durante il 1971-72. Il prezzo del rame cadde da un massimo di 66$ a tonnellata nel 1970 a solo 48-9$ nel 1971 e 1972 [Nove, 1986]. Questo crollo nel valore del rame si sarebbe combinato ad una mancanza di aiuto economico, per creare le condizioni economiche che avrebbero in seguito portato agli eventi del 1973.

Nonostante gli indicatori economici in declino, la coalizione “Unità Popolare” di Allende aumentò leggermente i suoi voti (al 43%) nelle elezioni parlamentari di inizio 1973. Comunque, a questo punto, quella che era iniziata come un’alleanza informale con i Cristiano-Democratici[8] era ormai scomparsa: I Cristiano-Democratici ora si schieravano con la destra rappresentata dal Partito Nazionale per opporsi al governo Allende: i due partiti si fecero chiamare Confederación Democrática(CODE). Il conflitto tra esecutivo e legislatura paralizzò le iniziative di entrambe le parti.

Il 29 giugno 1973 un reggimento corazzato al comando del colonnello Roberto Souper circondò il palazzo presidenziale (la Moneda) in un violento ma infruttuoso tentativo di golpe[9]. Quel colpo di stato fallito venne seguito da un ulteriore attacco alla fine di luglio, cui questa volta si aggiunsero anche i minatori di rame di El Teniente. Il 9 agosto il generale Prats venne nominato ministro della difesa e vicepresidente, ma Prats dopo l’incidente automobilistico con Alejandrina Cox si rivelò così impopolare presso i militari che il 22 agosto fu costretto a dimettersi da ministro e da comandante in capo dell’esercito. Allende nominò al suo posto Augusto Pinochet come nuovo comandante dell’Ejército de Chile.

La protesta popolare era canalizzata dal movimento gremialista. Ormai da alcuni mesi il governo temeva il dover mobilitare la polizia nazionale, nota come carabineros, per paura della sua mancanza di lealtà. Nell’agosto 1973 era chiaramente alle porte una crisi costituzionale: la Corte Suprema si lamentò pubblicamente dell’incapacità del governo di far rispettare la legge e il 22 agosto la Camera dei deputati (con i Cristiano-Democratici ora fermamente uniti al Partito Nazionale) accusò il governo Allende di atti incostituzionali e fece appello ai ministri militari per assicurare l’ordine costituzionale.

All’inizio di settembre del 1973, Allende ventilò l’ipotesi di risolvere la crisi con un plebiscito.
La Camera dei deputati si appella ai militari[modifica | modifica sorgente]

Come menzionato, il 22 agosto 1973 i membri Cristiano-Democratici e del Partito Nazionale, della Camera dei deputati si appellarono ai militari[senza fonte] per “porre fine immediata” a quello che descrivevano come “infrangimento della Costituzione… con lo scopo di reindirizzare l’attività del governo sul percorso della Legge ed assicurare l’ordine costituzionale della nostra Nazione e le basi essenziali della coesistenza democratica tra i cileni.”

Anche se questo documento venne invocato per giustificare il colpo di Stato dell’11 settembre, è chiaro che il programma del golpe era qualcosa di differente dal ripristino dell’ordine costituzionale.

Il documento[10] accusava il governo Allende di cercare “…di conquistare il potere con l’ovvio scopo di assoggettare tutti i cittadini al più stretto controllo politico ed economico da parte dello Stato… [con] lo scopo di stabilire un sistema totalitario,” e sosteneva che avesse compiuto “violazioni della Costituzione” come “sistema permanente di condotta”. Molte delle accuse si abbassarono fino all’ignorare la separazione dei poteri e all’arrogarsi le prerogative legislative e giudiziarie all’interno dell’esecutivo.

Tra gli altri particolari il governo venne accusato di:

governare per decreto, impedendo così il funzionamento del normale sistema legislativo.
rifiutarsi di attuare le decisioni giudiziarie contro i suoi sostenitori e “non eseguire le sentenze e le risoluzioni giudiziarie che contravvengono ai suoi obbiettivi.”
ignorare i decreti dell’indipendente Ufficio del Controllore Generale.
varie offese riferite ai media, tra cui usurpare il controllo della rete televisiva nazionale e “applicare… pressioni economiche contro quegli organi di informazione che non appoggiano incondizionatamente il governo…”
permettere ai suoi sostenitori di radunarsi anche quando armati, impedendo al tempo stesso i raduni legali dei suoi oppositori.
“…aver appoggiato più di 1.500 ‘espropri’ illegali di fattorie…”
repressione illegale dello sciopero di El Teniente.
limitazione illegale dell’emigrazione.

Da ultimo, ma non meno importante, il governo venne accusato di un “crollo delle regole della Legge per mezzo della creazione e dello sviluppo di gruppi armati protetti dal governo i quali… sono guidati verso il confronto con le forze armate.” Gli sforzi di Allende di riorganizzare l’esercito e la polizia – che aveva chiaramente ragione di temere nella loro forma di allora – furono caratterizzati come “espliciti tentativi di usare le forze armate e di polizia per fini di parte, distruggendo la loro gerarchia istituzionale e infiltrando politicamente le loro file.”

La tesi di una possibile guerra civile imminente fu sostenuta anche da Patricio Aylwin: “Il governo di Allende aveva esaurito, con un totale fallimento, la via cilena verso il socialismo e si apprestava a consumare un autogolpe per instaurare con la forza la dittatura comunista. Il Cile visse sull’orlo del “Golpe di Praga” che sarebbe stato tremendamente sanguinoso, e le Forze Armate non fecero altro che anticipare quel rischio imminente”.[11]
La risposta di Allende

Due giorni dopo, il 24 agosto 1973, Allende rispose[12][13] dipingendo la dichiarazione del Congresso come “destinata a danneggiare il prestigio della nazione all’estero e a creare confusione interna” e predicendo che “Faciliterà le intenzioni sediziose di certi settori”. Egli puntualizzò che la dichiarazione non era riuscita a ottenere la maggioranza dei due terzi richiesta dalla costituzione per muovere le accuse contro il presidente: essenzialmente il congresso stava “invocando l’intervento delle forze armate e dell’ordine contro un governo democraticamente eletto” e “subordinando la rappresentazione politica della sovranità nazionale alle istituzioni armate, che non possono né devono assumere le funzioni politiche o la rappresentanza della volontà popolare.”

Allende sostenne di aver seguito mezzi costituzionali nel portare membri dell’esercito nel gabinetto “al servizio della pace civica e della sicurezza nazionale, difendendo le istituzioni repubblicane contro l’insurrezione e il terrorismo.” Per contro, egli disse che il Congresso stava promuovendo un colpo di Stato e una guerra civile, usando una dichiarazione “piena di affermazioni che sono state già confutate in precedenza” e che, nella sostanza e nei fatti (consegnandola direttamente a diversi ministri invece che presentarla al presidente) violava una dozzina di articoli della costituzione in vigore. Inoltre sostenne anche che la legislatura stava cercando di usurpare il ruolo dell’esecutivo.

“La democrazia cilena,” scrisse, “è una conquista di tutto il popolo. Non è né l’opera né il dono delle classi sfruttatrici, e verrà difesa da coloro i quali, coi sacrifici accumulati nelle generazioni, l’hanno imposta… Con una coscienza tranquilla… Io sostengo che mai prima d’ora il Cile ha avuto un governo più democratico di quello che io ho l’onore di presiedere… Reitero solennemente la mia decisione di sviluppare la democrazia e lo Stato di diritto fino alle conseguenze ultime… Il Parlamento si è fatto bastione contro i cambiamenti… e ha fatto tutto ciò che poteva per perturbare il funzionamento delle finanze e delle istituzioni, rendendo sterili tutte le iniziative creative.”

Allende continuò sostenendo che i parlamentari usavano l’espressione “Estado de Derecho” (“Stato di diritto”, ma anche “Stato di giustezza”) per riferirsi ad “una situazione che presuppone l’ingiustizia economica e sociale… che il nostro popolo ha rigettato.” Forti mezzi economici e politici, disse, sarebbero necessari per portare la nazione fuori dalla sua attuale crisi, e il Congresso stava ostacolando questi mezzi; avendo già “paralizzato” lo Stato, stavano ora cercando di “distruggerlo”.

Allende concluse appellandosi “ai lavoratori, a tutti i democratici e i patrioti” perché si unissero a lui nella difesa della costituzione e del “processo rivoluzionario”.

IL GOLPE CILENO

Il generale Pinochet, alla guida dell’esercito, prese il potere con

un colpo di Stato l’11 settembre 1973, cingendo d’assedio il Palazzo Presidenziale, attaccandolo via terra e bombardandolo con dei caccia Hawker Hunter di fabbricazione britannica. Allende morì nel corso dell’attacco. Le cause della sua morte sono rimaste controverse: la tesi ufficiale divulgata subito dopo l’attacco fu che Allende si fosse suicidato con un fucile mitragliatore AK-47 che stava utilizzando durante l’assedio (si presume che sia quello che gli era stato regalato personalmente da Fidel Castro) e la stessa autopsia etichettò il suo decesso come suicidio.
Inizialmente la junta militar che prese il potere era formata da quattro capi: oltre a Pinochet dell’esercito, c’erano Gustavo Leigh Guzmán dell’aviazione, José Toribio Merino Castro della marina, e César Mendoza Durán dei carabineros. I capi del golpe si accordarono subito per una presidenza a rotazione (cosa che Pinochet non farà mai) e nominarono Pinochet capo permanente della giunta.

Pinochet si mosse subito per consolidare il suo controllo contro ogni opposizione. Il 12 settembre furono nominati dei militari come nuovi ministri, e il 13 la giunta militare sciolse il Congresso e assunse anche il potere legislativo.
La repressione

Nel frattempo, progettando l’eliminazione di tutte le forze di opposizione lo Stadio Nazionale venne temporaneamente trasformato in un enorme campo di concentramento. All’interno dello stadio, in quei mesi, avvenivano torture e interrogatori violentissimi e moltissime donne vennero stuprate dai militari addetti al “campo”. Approssimativamente 130.000 individui vennero arrestati nei tre anni seguenti, con il numero di “scomparsi” (noti come desaparecidos, dal termine spagnolo) che raggiunse le migliaia nel giro di pochi mesi.Moltissime di queste persone sono state uccise: alcune lanciate dagli aerei in stato semicomatoso, spesso accompagnati da sacerdoti che “benedicevano” tali atti,[senza fonte] altri ancora sono scomparsi nel nulla, cancellati dai registri da un regime che avrebbe voluto eliminare tutte le opposizioni. Altro fatto accertato è il rapimento dei bambini degli oppositori, che venivano affidati a sostenitori del regime. Gran parte delle persone prese di mira erano stati sostenitori di Allende. Inoltre il “decreto del 13 settembre” mise fuori legge tutti i partiti che avevano fatto parte di Unità Popolare.

Nelle sue memorie, Pinochet afferma che essere stato l’organizzatore principale del golpe e di avere usato la sua posizione di comandante dell’esercito per coordinare un piano estensivo, che era stato concordato con altri settori militari. Negli anni recenti, comunque, alti gradi delle forze armate dell’epoca hanno dichiarato che Pinochet si fece coinvolgere con riluttanza nel colpo di Stato, pochi giorni prima della data stabilita.[senza fonte] Tale tesi, tutta da accertare, sembra comunque in contrasto con il ruolo di potere immediatamente assunto dal generale, che assunse subito le maggiori cariche dello Stato. Infatti quando la giunta prese il potere, Pinochet ne consolidò ben presto il controllo, prima mantenendone la guida solitaria (che in base agli accordi originali doveva ruotare tra i membri), e poi facendosi proclamare Presidente della Repubblica.
Gli USA nel colpo di Stato del 1973

« Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli. »

(Henry Kissinger a proposito dell’elezione di Salvador Allende in Cile[16])

Mentre l’ostilità del governo statunitense nei confronti del governo Allende non è messa in discussione, il ruolo degli Stati Uniti nel colpo di Stato rimane una questione di complesso inquadramento . Documenti declassificati durante l’amministrazione Clinton mostrano che il governo degli Stati Uniti e la CIAavevano cercato di rovesciare Allende nel 1970, immediatamente dopo la sua elezione (“Progetto FUBELT”; gli sforzi statunitensi per impedire l’elezione di Allende sono discussi in elezioni presidenziali cilene del 1970), ma le pretese del loro coinvolgimento diretto nel colpo di Stato non sono né dimostrate né contraddette dalle prove documentali disponibili al pubblico; molti documenti potenzialmente rilevanti rimangono tuttora coperti da segreto. Riguardo all’ascesa al potere di Pinochet, la CIA intraprese un’analisi esaustiva delle sue registrazioni e delle memorie individuali, oltre a condurre interviste di ex agenti, e concluse in un rapporto del 2000 che la CIA “non assistette Pinochet nell’assumere la presidenza”[17].

La CIA venne avvisata da suoi informatori dell’imminente colpo di Pinochet con due giorni di anticipo, ma sostiene di “non aver giocato alcun ruolo diretto” nel golpe. Dopo che Pinochet prese il potere, il Consigliere nazionale per la sicurezza Henry Kissinger disse al presidente Richard Nixon che gli Stati Uniti “non lo avevano fatto” (riferendosi al colpo di Stato), ma ne avevano “creato le condizioni il più possibile”[18].

Immediatamente dopo l’insediamento del governo Allende, gli USA cercarono di applicare una pressione economica sul Cile. Documenti del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, in seguito declassificati dalla presidenza Clinton[19], comprendono il “decision memorandum no. 93″, datato 9 novembre 1970, scritto da Kissinger ed indirizzato ai capi della diplomazia, della difesa e dell’intelligence. Questo documento dichiarava che la pressione doveva essere posta sul governo Allende per impedirne il consolidamento e limitarne la capacità di implementare politiche avverse agli USA e ai suoi interessi nell’emisfero, come la completa nazionalizzazione da parte di Allende di diverse imprese straniere e dell’industria del rame. Nello specifico, Nixon indicò che nessun nuovo aiuto economico bilaterale doveva essere intrapreso con il governo del Cile [Kissinger, 1970].

Tra il 1964 e il 1970, sotto il governo Frei, oltre un miliardo di dollari in assistenza economica fluì verso il Cile; durante il governo Allende (1970-73) gli esborsi furono inesistenti o trascurabili [Petras & Morley, 1974]. La riduzione negli aiuti, combinata alla caduta del valore del rame da un massimo nel 1970 di 66$ a tonnellata ad un minimo di 48$, minò la ristrutturazione dell’economia cilena proposta da Allende. Essendo il programma dipendente dalle spese governative, questo causò un declino delle condizioni socioeconomiche dei cittadini cileni più poveri.

Esponenti del governo statunitense ordinarono misure che arrivavano fino a comprendere il sostegno a un potenziale colpo di Stato per impedire ad Allende di insediarsi alla presidenza, anche se ci sono opinioni contrastanti sul fatto se gli USA si ritirarono successivamente da tale posizione. Che gli USA pianificassero un potenziale colpo di Stato risulta evidente da una comunicazione segreta inviata da Thomas Karamessines, il vicedirettore delle operazioni della CIA, alla stazione della CIA di Santiago, datata 16 ottobre 1970, dopo le elezioni ma prima dell’insediamento di Allende. “È politica ferma e in atto che Allende venga rovesciato da un golpe … è imperativo che queste operazioni vengano intraprese clandestinamente e in sicurezza, in modo tale che la mano americana e dell’USG [Governo degli Stati Uniti] rimanga ben nascosta” [Karamessines, 1970]. In ogni caso documenti pubblicati nel 2004 chiariscono il ruolo di sostegno fornito dal governo USA al golpe[20].

Una volta divenuto chiaro che Allende aveva vinto con la maggioranza relativa dei voti nel 1970, la CIA propose due piani diversi. Track I era pensato per persuadere il Congresso cileno, attraverso il presidente Cristiano-Democratico uscente Eduardo Frei, a confermare il candidato conservatore Jorge Alessandri come presidente. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere poco dopo, rendendo Frei eleggibile per sfidare Allende in nuove votazioni. Comunque, il Track I venne scartato, poiché Frei, nonostante fosse fermamente contro Allende, era anche chiaramente contrario a mettersi contro la lunga tradizione democratica del Cile. La CIA aveva anche previsto un secondo piano, Track II, nel caso il Track I fosse fallito: l’agenzia avrebbe cercato generali desiderosi di impedire ad Allende di assumere la presidenza, per fornirgli supporto per un golpe. Si presumeva che una giunta militare provvisoria avrebbe potuto indire nuove elezioni nelle quali Allende poteva essere sconfitto.

La CIA venne in contatto con il generale Roberto Viaux, che stava progettando un golpe assieme ad ufficiali a lui fedeli. Una parte importante del piano di Viaux era il rapimento del Capo di Stato Maggiore dell’esercito, generale René Schneider, il quale, da costituzionalista, si opponeva all’idea di un colpo condotto da una classe militare storicamente apolitica. La CIA mantenne i contatti con Viaux, ma alla fine decise di non appoggiare il suo piano, cercando invece altri generali disposti a prendere parte ad un colpo. Circa la situazione di Viaux, Kissinger disse a Nixon, il 15 ottobre 1970, “Questa sembra senza speranza. L’ho abbandonata. Niente sarebbe peggio di un colpo fallito.”

Comunque, il 22 ottobre, Viaux andò avanti con il suo piano, che venne eseguito con incompetenza. Il generale Schneider estrasse una rivoltella per difendersi dagli assalitori, che a loro volta estrassero le loro armi colpendolo in quattro punti vitali; venne dichiarato morto all’ospedale militare di Santiago del Cile. L’evento provocò un’ondata di sdegno nazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento statunitense, il Comitato Church, che investigò il coinvolgimento USA in Cile in quel periodo, determinò che le armi usate in quella debacle “erano, con tutta probabilità, diverse da quelle fornite dalla CIA ai cospiratori.”

Non esistono prove che gli USA appoggiarono direttamente il colpo di Stato di Pinochet nel 1973, ma l’amministrazione Nixon fu indubbiamente contenta del suo esito; Nixon aveva parlato con disappunto del golpe fallito in precedenza nello stesso anno. Se Allende fosse riuscito a completare il suo mandato di 6 anni, la CIA avrebbe probabilmente e semplicemente fornito fondi per appoggiare la candidatura di un rivale non marxista, come aveva fatto nel 1964 e nel 1970.

Gli USA fornirono supporto materiale al regime dopo il golpe, anche se lo criticavano in pubblico. Un documento pubblicato dalla CIA nel 2000, intitolato “Le attività della CIA in Cile”, rivelò che la CIA appoggiò attivamente la giunta militare dopo il rovesciamento di Allende e che molti degli ufficiali di Pinochet divennero informatori pagati della CIA o dell’esercito statunitense, anche se alcuni erano noti per essere coinvolti in abusi dei diritti umani[21]. Le politiche pubblicamente dichiarate della CIA rispetto agli informatori pagati sono da allora state modificate per escludere soggetti coinvolti in quel tipo di abusi, ma all’epoca venivano valutate caso per caso e misurate rispetto al valore delle informazioni fornite.

I documenti prodotti da varie agenzie governative statunitensi furono forniti dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti nell’ottobre 1999. La collezione di 1.100 documenti trattava degli anni che portarono al colpo di Stato. Uno di questi documenti stabilisce che l’aiuto militare statunitense venne innalzato notevolmente dopo la salita al potere di Allende nel 1970, quando ammontava ad 800.000 dollari annui, giungendo ai 10,2 milioni di dollari del 1972. Il governo statunitense appoggiò il governo di Pinochet dopo che questi prese il potere.

La CIA inoltre fornì fondi e appoggio propagandistico agli oppositori di Allende durante le elezioni presidenziali cilene del 1964 e del 1970, così come durante l’amministrazione Allende.

Il 10 settembre 2001 venne aperta una causa da parte della famiglia del generale costituzionalista René Schneider, già Capo di Stato Maggiore cileno, che accusava l’ex segretario di Stato statunitense Henry Kissinger di aver organizzato l’assassinio di Schneider nel 1970, perché questi si sarebbe opposto ad un colpo di Stato militare[22]. Comunque, i documenti della CIA indicano che mentre questa aveva discusso possibili piani per il suo rapimento, la sua uccisione, che venne commessa da un gruppo di militari ribelli con contatti CIA, non fu mai prevista. Inoltre, Nixon e Kissinger avevano deciso una settimana prima dell’uccisione, che il generale Viaux, organizzatore del complotto che portò alla morte di Schneider, non era adatto per il golpe.

Il governo statunitense di Richard Nixon non nascose mai l’antipatia per il governo Allende, è dunque difficile che ci si potesse aspettare che gli fornisse un appoggio attivo. Non è chiaro se le politiche statunitensi nei confronti del Cile causarono la crisi economica o aggravarono semplicemente ciò che era già una situazione ingestibile. È realistico far notare che queste politiche ebbero un effetto negativo sulle possibilità di Allende di alleviare la crisi.

Il colpo di Stato, indipendentemente dal grado di coinvolgimento degli USA, fece raggiungere al governo statunitense l’obbiettivo di sradicare la minaccia del socialismo in Cile e portò al potere un regime favorevole agli interessi statunitensi. Nella sua valutazione della politica estera USA attorno al periodo del golpe in Cile, Jeanne Kirkpatrick, futura ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, sottollineò la mancanza di aggressività dichiarata della sua nazione, nei paesi in via di sviluppo, mentre si svolgevano gli eventi in Cile. “Particolarmente nell’ultimo decennio abbiamo praticato ovunque un notevole attendismo” [Kirkpatrick, 1979]. Mentre questo è vero per le politiche pubbliche degli USA, gravemente limitate dal movimento che era cresciuto in opposizione alla Guerra del Vietnam, cionondimeno, come discusso in precedenza, come minimo le politiche statunitensi circa gli aiuti contribuirono alla caduta di Allende, e del resto gli USA in alcuni momenti appoggiarono attivamente la progettazione di colpi di Stato, anche se probabilmente non quello che si svolse realmente.

In un’intervista del 2003 al network televisivo Black Entertainment Television venne chiesto al Segretario di Stato Colin Powell il perché gli USA si vedessero come “moralmente superiori” nel conflitto iracheno, citandogli il golpe del Cile come un esempio di intervento statunitense che andava contro i desideri della popolazione locale. Powell rispose: “Rispetto ai tuoi commenti precedenti sul Cile negli anni settanta e a ciò che successe al sig. Allende, non è una parte della storia americana di cui siamo fieri”. I quotidiani cileni salutarono la notizia come la prima volta che il governo statunitense ammetteva un ruolo nella questione.

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A QUARANTA ANNI DI DISTANZA . CILE 1973 ITALIA 2013

Preceduto da manifestazioni di classi medie , da scioperi di settori dell’economia che avrebbero simpatizzato per il pronunciamento militare , bloccato il paese e anche posta in crisi in parte l’economia, attraverso iniziative varie tra cui lo sciopero dei camionisti (in un paese ad orografia “verticale e montuosa” simile all’Italia), l’11 settembre 1973 un golpe in Cile, distrusse nel sangue la via cilena al socialismo nazionale.
Gli stermini, le torture, le violenze , la scoperta del ruolo della ITT ( compagnia dei telefoni che gestiva le comunicazioni nel sud America in condizione di monopolio di fatto), le basi in cui il personale militare cileno fu ” preparato “, oggi note, mostrarono al mondo la natura imperialista e drammaticamente legata a logiche militari della più grande potenza: gli USA, ancora reduci dalla avventura in VIETNAM .
Il partito comunista italiano reagì allora a tale consapevolezza attraverso la elaborazione del ” compromesso storico ” di Enrico Brlinguer mentre e la teorizzazione delle tangenti parallele di Aldo Moro, della sinistra democratico cristiana , fece eco a questo sforzo di avvicinamento, per proteggere l’Italia. Nel 1978 a via Fani venne fatto trovare il corpo esanime di Aldo Moro , dopo meno di due mesi dal rapimento: un sequestro gestito attraverso una organizzazione eversiva di sinistra infiltrata da servizi ed etero diretta nella gestione del rapimento e mediante una accurata non gestione politica e disinformazione attiva diretta messa in campo da servizi e sinanche psichiatri ) FERRACUTI E BRUNO allora giovane e ”promettente “ occupati a depotenziare lo storico significato politico e di denuncia ( tra le righe ) delle tredici lettere di Moro .
LA STORIA NON SI RIPETE MAI NELLO STESSO ESATTO MODO .
A distanza di quaranta anni , le strategie eversive non convenzionali ed un intero percorso costruito con le nuove politiche del Chaos , delle occupazioni dei gangli dello Stato e molto altro, nella era del crollo dei sistemi economico sociali del Mediterraneo, dopo aver distrutto le classi politiche nazionali, asservite e corrotte, conducono ad usare due vie come allora all’inizio fu teorizzato prima dell’intervento finale.
Gli italiani sappiano che di fronte a rivolte populiste l’agguato dei poteri deviati e la etero direzione sono la vera incognita o la certezza , e che solo la via democratica di massa e la espunzione dei luoghi del controllo sotterraneo dello, e incistati nello, Stato costituiscono una alternativa storicamente praticabile .
Il golpe forte travestito da insurrezione popolare gestita dall’esercito simpatizzante col popolo ed “etero diretto ” e la repressione governativa per rafforzare disperatamenete le caste sono i due scenari possibili aperti .
Perchè la situazione non è più gestibile …
Nel giugno del 2011 indicammo in una conferenza stampa sottaciuta , l’appuntamento con la storia per l’Italia nel dicembre 2013 .
E vi è forse una terza via, con intervento forte , che riassetti rapporti geopolitici e mondiali, tutta europea e a vigilanza lontana russa.
Non sarà il caso di interrogarci e che i più informati mettano in grado le masse e gli intellettuali per prepararci consapevolmente agli eventi VICINISSIMI che possono realizzarsi ?!?!

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